INTERNET GOVERNANCE FORUM ITALIA

INTERNET GOVERNANCE FORUM RIO 2007

LAURA ABBA e CARLO COSMATOS

Presentiamo un riassunto dei lavori che si sono svolti durante le principali sessioni del secondo IGF di Rio, incontro svoltosi in tre intensi giorni di lavoro, ai quali hanno partecipato più di 450 rappresentanti governativi dei paesi del mondo, più di 90 organizzazioni internazionali e più di 1000 rappresentanti di strutture private ed ONLUS.
  • I temi principali sono stati quelli del primo meeting di Atene: – ACCESS, DIVERSITY,! OPENNESS!, SECURITY!, e EMERGING ISSUES – con l’aggiunta di un quinto tema: INTERNET CRITICAL RESOURCES.
  • La connettività è un elemento abilitante indispensabile: senza la possibilità di interagire attraverso la Rete, ha un senso limitato parlare di Società dell’Informazione e tanto meno di Internet Governance. La tutela della diversità culturale come patrimonio comune di tutta l’umanità va preservata e valorizzata.
  • Dobbiamo prestare attenzione alla libertà in Rete in tutte le sue declinazioni, e in particolare alla libertà di raccogliere, elaborare, esprimere e comunicare idee, informazioni, oggetti intellettuali e conoscenze di ogni genere. Il tema della sicurezza della Rete è potenzialmente molto vasto.
  • Quali misure adottare per arginare le patologie collegate al cattivo uso della Rete? Sicurezza intesa sia come protezione fisica della Rete sia come protezione dell'utente finale; sicurezza intesa sia dal punto di vista tecnologico, sia dal punto di vista legislativo, per cui la quantità e qualità della legislazione e il suo impatto nel mondo della Rete.
  • In aggiunta abbiamo il tema della gestione delle così dette risorse critiche di Internet che include la responsabilità di assegnare gli indirizzi IP (Internet Protocol) e gli identificatori di protocollo e di gestire il sistema dei nomi a dominio di primo livello (Top-Level Domain), nomi generici (gTLD) e nomi nazionali (ccTLD) nonché il sistema dei root server.
  • È rilevante il fatto che ICANN - la struttura che ha la responsabilità di queste risorse - sia stata presente a Rio anche con una rappresentanza del Governmental Advisory Committee, per dimostrare quali passi siano in corso nella direzione della internazionalizzazione della gestione delle risorse critiche di Internet.
  • Il lavoro, che viene pubblicato in corrispondenza dell’avvio della nuova legislatura, vuole raggiungere anche lo scopo di diventare viatico di riferimenti per il prossimo governo. Il messaggio è quello che l'attività svolta con efficacia durante la XIV e XV legislatura, culminata nella partecipazione della delegazione italiana al Forum di Rio, è e dovrà essere proseguita nella XVI senza dimenticare il fondamentale collegamento tra gli organismi che si occupano degli aspetti tecnologici, economici, legali e di impatto sociale con la componente ricerca che imposta le evoluzioni della Rete a medio e lungo termine.

INTERNET GOVERNANCE

  • “Internet Governance” non è facilmente traducibile in italiano; la traduzione in "governo della rete Internet" non è appropriata perché potrebbe essere interpretata facilmente come una funzione prerogativa dei governi e quindi associata ad una gestione centrale, ad un processo dall’alto verso il basso.
  • In italiano quindi si usa “governance di Internet” e si associa lo stesso significato comune alle frasi "rigovernare la tavola" [21], “rigovernare la casa”, intendendo quindi tutte quelle azioni condivise globalmente che devono essere fatte sulla Rete per permettere alla Rete stessa di funzionare a beneficio di tutti i suoi utenti.
  • La governance di Internet è così definita dal Rapporto del WGIG [22] del luglio 2005: "La governance di Internet è lo sviluppo e l'applicazione da parte dei governi, del settore privato e della società civile, nei loro rispettivi ruoli, di principi, norme, regole, procedure decisionali e programmi condivisi che determinano l'evoluzione e l'uso di Internet."
  • Il termine governance è comunemente usato nell'ambito aziendale e dell’ICT (corporate governance, technology governance) ma si parla anche di governance mondiale o di governance globale. Spesso si tende a considerare erroneamente questo termine come sinonimo di government, termine che sta progressivamente entrando in tutte le case dei cittadini grazie all'auspicata diffusione dell'egovernment.
  • La stessa Banca Mondiale utilizza il termine governance inteso come government [23], tenendo in considerazione solo gli strumenti e procedure per i quali un governo viene eletto ed esercita la sua autorità.
  • Differentemente in Internet e nella definizione stessa di “Internet Governance”, il termine governance comprende quelle azioni necessarie ed intraprese in un modo condiviso da parte di tutti gli stakeholder per perseguire un determinato fine comune. È evidente dalla definizione della governance di Internet che essa implica necessariamente lo specifico e concreto coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti nel processo.
  • L’aspetto fondamentale di inclusione associato al termine governance lo abbiamo trovato ben descritto in un report della Commissione sulla Governance Globale [24]: «Governance è l'insieme delle modalità secondo le quali individui ed istituzioni, pubbliche e private, gestiscono i loro affari comuni. È un processo continuo ove gli interessi, diversi o conflittuali, possono essere accomodati ed azioni di cooperazione possono essere intraprese....».
  • In poche parole nel report della Commissione gli autori affermano che non esiste una alternativa migliore dal lavorare tutti insieme e dall’usare il potere collettivo per creare un mondo migliore. Risulta quindi fondamentale la definizione di principi condivisi da parte di tutti gli stakeholder per garantire un processo democratico e trasparente, a favore dell'evoluzione della rete Internet come veicolo di una nuova società Universale.
  • Per spiegare il processo della governance di Internet Vint Cerf [25], uno dei padri fondatori della Rete, ha messo in evidenza l'interdipendenza di tutti gli stakeholder facendo il parallelismo con gli Ecosistemi in natura. «Nell'ambito dell'Internet Governance Forum è necessario definire e costruire un ecosistema digitale della Internet Governance - ha sostenuto Vint Cerf durante l'IGF di Atene - che possiamo chiamare Internet Governance Ecosystem (IGE) in modo che garantisca l'effettiva ed efficiente partecipazione di tutti gli stakeholder e l'individuazione dei problemi locali, regionali ed internazionali, secondo principi condivisi».
  • La seconda caratteristica del termine governance nell'ambito di Internet, contiene la specifica esigenza di stabilire principi comuni per i vari aspetti della Rete. L'articolo 29 della Agenda di Tunisi [26] sancisce i principi generali della gestione della Rete che deve avvenire in modo multilaterale, multi-stakeholder, trasparente e democratico.
  • Un esempio particolare di governance riguarda l'iniziativa del Professor R. Stallman e della comunità del software libero che ha stabilito i principi [27] secondo i quali un software può essere definito libero. Stabiliti questi principi ogni software può essere libero se e solo se li rispetta.
  • Tuttavia ancora erroneamente si considera come software libero qualsiasi software gratuito rilasciato sotto una tra le tante licenze open source. Inizialmente per governance di Internet si intendeva l'aspetto limitato al controllo della parte del nucleo centrale di Internet, cioè l’amministrazione ed allocazione degli indirizzi numerici (IP) ed alfanumerici (domain names), affidate ad un ente (ICANN) sotto l'influenza del governo americano, per cui di controllo unilaterale. In seguito al processo WSIS, che ha individuato le più salienti problematiche della Società dell'Informazione, si è iniziato ad includere nella governance di Internet una serie di aspetti collegati alla Rete, come ad esempio i diritti umani, la libertà di espressione, lo sviluppo sostenibile, l'accesso e i relativi costi, la neutralità della Rete, la creazione di competenze, la calunnia, la diffamazione, la frode, la mistificazione, le politiche fiscali, la pedopornografia, la protezione della proprietà intellettuale (trademark e copyright), la protezione del consumatore, la protezione della privacy per le informazioni personali memorizzate nei registri del domain name system (servizio WHOIS), il controllo sulle intercettazioni di traffico e-mail, la conservazione dei dati, la comunicazione VoIP, la comunicazione istantanea (IMS) ed altre modalità di comunicazione come il WiMAX, lo spam, la sicurezza etc...
  • Questi aspetti riguardano il cosiddetto senso lato della governance di Internet, mentre per senso stretto si intende la gestione degli indirizzi IP e del DNS, dei Root Servers, degli standard tecnici, di nodi ed infrastrutture. Considerando ambedue gli aspetti è evidente la vastità delle problematiche coinvolte, e quindi la necessità di formare risorse umane in un modo opportuno, per essere in grado di contribuire a questo processo complicato ed impegnativo. Nell’IGF si è sottolineata l’importanza di investire sui giovani e di coinvolgerli in questo processo.
  • È necessario realizzare corsi Universitari ed avviare Progetti di ricerca sulla governance di Internet. Un esempio significativo è l'iniziativa GIGANet [28] (Global Internet Governance Academic Network), una comunità internazionale di ricerca accademica che opera per
    • supportare l'istituzione di uno spazio globale per studenti specializzanti nelle tematiche della Internet Governance;
    • promuovere lo sviluppo della Internet Governance come una materia interdisciplinare di studio riconosciuta.
    • attivare ricerca avanzata, teorica ed applicata, sui temi della Internet Governance,

IL PROGRAMMA DI RIO

  • L’agenda del Forum di Rio ha rispettato la struttura costituita dalle sessioni plenarie e dai workshop come nel primo Forum di Atene, con la differenza che lo spazio assegnato alle sessioni plenarie è stato diminuito per dare spazio ad altre forme di incontro.
  • Sono anche stati previsti gli “Open Forums” per dare la possibilità alle organizzazioni che si occupano di Internet Governance di presentare e discutere le loro iniziative e politiche ed i “Best Practice Forums” per dare spazio alle presentazioni e discussioni di specifiche politiche nazionali ed esperienze di successo.
  • Un'altra novità del Forum di Rio è costituita dall’introduzione nel programma di workshop regionali rivolti a specifiche comunità linguistiche. Qui di seguito riportiamo un elenco dei temi che sono stati affrontati nelle sessioni plenarie.
  • Ad ogni sessione dedichiamo poi un paragrafo con le sintesi delle idee e suggerimenti espressi dagli intervenuti. I testi sono stati elaborati a partire dalla registrazione delle sessioni che si sono tenute al Forum (vedi il sito http://www.intgovforum.org/).

SESSIONE PLENARIA "INTERNET CRITICAL RESOURCES"

Gestione dl DNS ed indirizzi IP; - Root Servers; Standard tecnici; - P2P ed Interconnessione; - Infrastrutture, tecnologie convergenti e multilinguismo.

SESSIONE PLENARIA "ACCESS"

- Speciali problemi di connettività in Africa; - L'accesso nelle aree rurali; - Costruzione di competenze e formazione sull'uso delle tecnologie; - Soluzioni a basso costo; - Accesso e telefonia mobile, soluzioni wireless; Infrastruttura internazionale, affidabilità, politiche e costi sulla connettività; - Regolamentazione a livello locale, regionale e trans-frontaliero; - Impatto economico dell'accesso; - Neutralità della Rete.

SESSIONE PLENARIA "DIVERSITY"

- Creare supporto e stimolare la domanda sulla realizzazione di contenuti locali. Inclusi contenuti non commercialmente fattibili, supporti software e comunicazione audio-visuale; - Il ruolo degli Standard Aperti nella promozione della diversità; - Il coinvolgimento delle comunità linguistiche nello sviluppo degli IDN; - Tecnologie, politiche e costruzione di capacità per diminuire l'analfabetismo, contenuti accessibili da gruppi vulnerabili della società incluse le persone anziane e le persone diversamente abili; - Politiche pubbliche relative ai contenuti creati dagli utenti.

SESSIONE PLENARIA "OPENNESS"

- Libertà di espressione ed il ruolo dei governi nel proteggere tali libertà; - La protezione della privacy e la sua relazione con la libertà di espressione; - La relazione tra la regolamentazione nazionale della libertà di espressione e il carattere transfrontaliero di Internet; - La relazione tra il settore privato i diritti umani e la loro conformità con le leggi nazionali; - Il bilanciamento tra i diritti dei cittadini, e i diritti dei detentori di proprietà intellettuale; - Modelli di business innovativi, realizzati grazie a Internet, inerenti i contenuti digitali e loro applicazioni; - Open Source software, software proprietario ed Open Standard; - La sfida dell'accesso all'informazione e alla conoscenza, e le soluzioni per superarla; - Massimizzare l'accesso ai contenuti.

SESSIONE PLENARIA "SECURITY"

- Sicurezza di Stato, delle aziende ed individui; - Autenticazione e Identificazione; - La sfida della privacy in un ambiente di sicurezza; - Questioni sulla sicurezza inerenti la protezione dei minorenni.

SESSIONE "EMERGING ISSUES"

- La natura pervasiva di Internet nel contesto politico, economico e sociale.


SESSIONE PLENARIA: INTERNET CRITICAL RESOURCES

Presidente Plinio Aguiar ANATEL - Internet Steering Committee Brazil Moderatore Ulisse Gosset, France

  • L'assenza di una discussione sulle risorse critiche di Internet durante l'IGF di Atene, era stata fortemente criticata da esponenti di alcuni paesi in via di sviluppo e da quelle organizzazioni che non condividono il modello ICANN, con il risultato che a Rio è stata aggiunta questa tematica.
  • Tuttavia, data la complessità e molteplicità dei temi che sono propri della gestione delle risorse tecniche della rete Internet, non è stato possibile affrontarli tutti. La discussione ha toccato le problematiche legate alla gestione ed amministrazione del DNS ed indirizzi IP, Root Servers, Standard tecnici, P2P ed interconnessione, infrastrutture, tecnologie convergenti, la transizione al multilinguismo e le questioni della evoluzione di ICANN.
  • La sessione è iniziata ponendo i seguenti quesiti:
    • Quale sono le sfide che ci dobbiamo aspettare nei prossimi anni?
    • Quale il futuro di ICANN? • Quali sono gli sviluppi auspicati che ICANN deve raggiungere?
    • Come avverrà la transizione dal IPv4 al IPv6?
  • Una delle questioni poste sin dall'inizio della sessione è stata proprio la definizione di risorsa critica. Vint Cerf (uno dei padri fondatori di Internet, oggi Chief Internet Evangelist, Google) ha voluto mettere in evidenza che qualsiasi risorsa necessaria per implementare Internet può diventare critica in qualsiasi momento, ogni aspetto può diventare critico come, per esempio, avere un gruppo di lavoro incaricato di gestire parti di Internet o avere un processo aperto di definizione degli standard.
  • Per esempio anche l’energia elettrica potrebbe diventare un aspetto critico. Alain Aina (Founder Member, AFNOG Africa Network Operators Group, Togo) ha concordato con Vint Cerf invitando il Forum a parlare anche di queste criticità, in quanto per l'Africa questioni come l'energia elettrica e la stessa infrastruttura di Rete sono attualmente delle risorse critiche. Milton Mueller (Professor and Director of the Telecommunications Network Management Program, Syracuse University, Syracuse N.Y.) ha concordando sull'aspetto critico che coinvolge tutte le risorse come la elettricità e le infrastrutture di comunicazione, ma ha distinto tali aspetti sulla base dell'approccio che necessitano: i problemi di energia elettrica sono di livello locale o regionale mentre le questioni infrastrutturali inerenti la gestione dei domini ed indirizzi IP e le politiche sui Root Servers, necessitano di un coordinamento internazionale.
  • Dalle prime battute al forum risulta evidente che le problematiche della Internet Governance, causa la loro molteplicità e complessità, non sono ugualmente affrontate. Le criticità di Internet variano a secondo della regione o paese interessato, o a seconda dei punti di vista di ciascun attore. Lesley Cowley (CEO NOMINET, UK) ha spiegato che in Inghilterra non esiste una regolamentazione o legislazione sul settore dell’Internet, il tutto è affidato all’autoregolamentazione del settore privato, e alla collaborazione sotto il principio multi-stakeholder.
  • Ha poi affermato che c'è molto ancora da fare per favorire una partecipazione delle strutture regionali nell'ambito ICANN; ha chiarito che in Inghilterra le risorse critiche della Rete non costituiscono un argomento particolarmente interessante per gli utenti, i quali sono interessati per lo più alla questione sicurezza. Importante, ha continuato la Lesley, è la evoluzione della internazionalizzazione della gestione del sistema di indirizzi della rete Internet, oggi ancora supervisionato dal governo degli USA (enhanced cooperation).
  • Per lei non sono necessarie nuove strutture in sostituzione di ICANN. Milton Mueller, al contrario, ha invitato a riflettere sull'importanza delle discussioni sulle risorse critiche, auspicando condivise politiche pubbliche intraprese globalmente. Ha aggiunto che si possono sviluppare nuove istituzioni di carattere privato e pluralistico, e che vi è la necessità di definire ed implementare in modo effettivo il ruolo dei governi. L'aspetto della convergenza e ricostruzione istituzionale è stato affrontato in modo particolare, Mueller vede un processo darwiniano ove le vecchie istituzioni di gestione della Rete saranno sostituite da nuove. Vint Cerf non ha concordato con il parere di Mueller.
  • Per Vint la convergenza non significa necessariamente la fine delle vecchie strutture, ad esempio ha citato la convergenza della TV ed Internet: l'imperativo darwiniano richiamato da Mueller potrebbe essere applicato alla convergenza delle tecnologie che può portare a meccanismi completamente nuovi. Vint ha chiarito che non ritiene necessario far migrare la struttura di gestione delle risorse critiche della Rete sotto la diretta influenza delle Nazioni Unite, in quanto ICANN in soli 8 anni ha realizzato una struttura stabile che merita certamente di evolversi e svilupparsi.
  • Per Vint il valore importante del contributo delle Nazioni Unite rimane quello di favorire un dialogo globale attraverso il processo dell’IGF. Lesley Cowley e Raul Echeberria (CEO LACNIC) concordano sul fatto che non sia necessario cambiare le strutture esistenti, ma rinforzarle, implementando la partecipazione, il dialogo ed il coordinamento. Bernard de la Chapelle (Francia Ministero degli Esteri) non vede una convergenza di istituzioni ma una convergenza nelle metodologie. Il protocollo IP ci ha insegnato trasformando ogni tipo di attività TV, telefono, etc.; IP è un protocollo multi-stakeholder e esiste un principio multi-stakeholder che lega ogni tipo di attività a Internet. ICANN ed IGF, ha affermato, costituiscono degli esperimenti ove il principio del “equal footing” rappresenta il risultato più produttivo del processo WSIS.
  • Vint Cerf ha voluto sottolineare, sin dal principio della sessione, che ICANN è nata come una struttura multistakeholders e che sta sviluppando meccanismi per coinvolgere tutti gli interessati a partecipare nel processo regolatorio e decisionale della gestione del DNS. Precisa che uno dei componenti più importanti di ICANN è il GAC [29] (Governmental Advisory Committee) ed auspica una maggiore partecipazione da parte dei governi in modo che le politiche pubbliche siano indirizzate in modo adeguato; in secondo luogo ha messo in rilevanza il processo di ristrutturazione della At-Large Advisory Committee, che ha il compito di coinvolgere la società civile nella discussione inerente la gestione del DNS. Lesley Cowley su ICANN ha specificato che c'è ancora molto da fare per quello che riguarda le responsabilità verso i propri referenti, specialmente ora che ICANN si muove verso la sua indipendenza dalla supervisione del governo USA.
  • Una delle questioni poste è stata come prevenire i conflitti relativi ai marchi registrati, dato che WIPO [30] opera solo in seguito alla violazione del diritto. Vint Cerf ha risposto che questa è una tematica che sta acquistando sempre maggiore interesse in prospettiva della diffusione degli IDN ed ha invitato i partecipanti al Forum alla lettura delle nuove politiche inerenti i nomi di dominio di carattere generale [31]. Lesley Cowley, riconoscendo l'importanza del problema, ha risposto che NOMINET - il gestore dei nomi a dominio del ccTLD .UK - ha avuto controversie inerenti solo il 0,01% dei domini registrati su 6.4 milioni di nomi registrati totalmente, e che la maggior parte di questi non riguardano casi sui marchi registrati; pertanto la Cowley ritiene che queste questioni dei marchi debbano essere affrontate a livello nazionale e non globalmente. Milton Mueller ha poi messo in questione la sicurezza e la proprietà dei root server.
  • Carlos Afonso (Planning Director RITS – Information Network for the Third Sector, Rio de Janeiro) ha affermato che il nocciolo del problema non riguarda esclusivamente il controllo governativo dei root server file, e ha descritto un senario futuro. Dati gli aspetti di stabilità e sicurezza che ICANN garantisce in quanto il tutto funziona, non è necessaria una nuova struttura ma, al più presto, la revisione delle procedure di indipendenza dal governo americano. Le procedure decisionali potrebbero essere affidate al GNSO [32] ed al ccNSO [33], trasformandole in due strutture istituzionali indipendenti.
  • La NRO [34] dovrebbe assumere i compiti di IANA [35]. Per cui, per Carlos, ICANN diventerebbe l'organizzazione coordinatrice di tutte queste strutture. Vint Cerf ha specificato che il processo decisionale in ICANN è largamente strutturato dal basso verso l'alto; ICANN non entra nella proposta di nuovi nomi di dominio e il governo americano non ha mai rigettato alcuna raccomandazione di ICANN. Il GAC, ha continuato Vint, esiste proprio per gestire gli aspetti delle politiche pubbliche inerenti le operazioni di ICANN. Milton Mueller sostiene che il GAC è un modello sbagliato in quanto i governi dovrebbero stare fuori da ICANN agendo dall’esterno come controllori per bilanciare gli interessi. Portare i governi dentro ICANN riprodurrebbe tutti i conflitti geopolitici esistenti.
  • Mueller ha sostenuto che i governi hanno, di fatto, un enorme potere informale in grado di pilotare Il processo decisionale di ICANN. Robert Kahn (uno dei padri fondatori di Internet, oggi Presidente della Corporation for National Research Initiatives, Virginia USA) ha sostenuto che, insieme a Vint Cerf, ha lavorato per 20 anni per mantenere il governo americano lontano dalla gestione di Internet, e che Internet funziona per opera del settore privato e la collaborazione complessiva di tutte le parti coinvolte. Si è poi meravigliato del tempo speso a discutere sulla tematica di ICANN, quando ICANN è uno dei tanti processi presenti in Internet dei quali si auspica un'evoluzione. L'aspetto veramente critico della rete Internet è rappresentato dagli indirizzi IP che consentono il traffico dei dati; meno critico il DNS che rappresenta solo una convenzione adottata per facilitare, in modo semantico, l'utilizzo dei numeri IP, difficili da ricordarsi.
  • Come esempio di altro processo simile ha citato il Digital Object Identifier e la relativa fondazione DOI (http://www.doi.org/), che gestisce un sistema per le case editrici con milioni di nomi DOI registrati dalle diverse Registration Agencies, che sono state attivate nei vari paesi del mondo. DOI svolge una funzione simile ad ICANN. Khan ha quindi voluto affermare che esistono soluzioni tecnologiche alternative - come lo HANDLE System (http://www.handle.net/), con il quale DOI mantiene circa 30 milioni di oggetti - gestiti in modo completamente autonomo ed indipendente dal DNS e da ICANN. Ha concluso il suo discorso affermando che il futuro reale di Internet sarà determinato dalla capacità di innovarsi; il DOI ne è un esempio.
  • Un'altra questione che si è discussa durante la sessione ha riguardato l’urgenza della migrazione verso il protocollo IPv6. Vint Cerf ha avvertito che entro il 2010 si prevede l'esaurimento dei blocchi degli indirizzi IPv4. Vint ha sottolineato l'importanza della migrazione verso l'IPv6 ed invitato i governi allo sviluppo di politiche che incoraggino la sua realizzazione. Per Vint la condizione necessaria per accelerare l'adozione dell'IPv6 è che si crei la domanda, per cui è molto importante porre agli Internet Service Provider i seguenti quesiti: ho bisogno di erogare i miei contenuti su Ipv6, che cosa potete fare per me? che genere di accesso potete fornirmi? qual è l'audience che potrei avere? come posso accedere al resto di Internet?
  • Per Vint Cerf è molto importante persuadere gli ISP secondo il concetto: “C’è bisogno di IPv6 ora come di IPv4”. Per Milton Mueller è allarmante l'incompatibilità tra i due protocolli e gli alti costi della transizione; è questo uno dei problemi delle risorse critiche che implicano politiche pubbliche globali.
  • Un altro problema da risolvere è quello della cessione dei domini da parte di chi non ne ha più bisogno: occorre individuare meccanismi che regolino queste posizioni. Un'altra questione che si è discussa, ma con una minore intensità rispetto a quanto avvenne al precedente forum di Atene, ha interessato i nomi di dominio internazionalizzati. Vint Cerf ha dichiarato che ci sono stati sviluppi significativi durante le sperimentazione dell'uso di caratteri latini, e che verso la metà dell'anno 2008 sarà avviata la fase di richiesta di proposte da parte di ICANN. Sulla questione del coordinamento tecnico e la gestione del sistema di indirizzamento di Internet Milton Mueller ha avvertito che gli IDN comporteranno ulteriori interventi sulla gestione globale dei contenuti on line. Recentemente (febbraio 2008) Mueller è ritornato sull’argomento [36] nel documento sottoposto al DoC (Dipartimento del Commercio USA) e preparato dall’Internet Governance Project [37] per commentare la revisione a medio termine dellfaccordo fra ICANN e il DoC stesso.
  • Una delle questioni importanti affrontate sin dall'inizio della sessione ha riguardato la creazione di competenze; in merito Vint Cerf ha chiarito che questo e un aspetto fondamentale necessario per promuovere politiche innovative sull'accesso, per aumentare la diffusione della Rete ed il suo uso ai prossimi nuovi utenti. Alain Aina ha messo in evidenza l'operato di Afrinic che ha consentito la diffusione di Internet in Africa attraverso un modello di coinvolgimento graduale dei governi, di sensibilizzazione della societa civile e di addestramento alla gestione e alla governance delle risorse critiche della Rete.
  • Peter Dengate Thrush, neoeletto Chairman del Board di ICANN, ha affermato che la nuova gleadershiph di ICANN conferma lfapertura al dialogo e sostiene con continuita rispetto al passato un processo guidato dal settore privato, auto regolamentato, secondo il principio bottom up. Ritenendo molto importante il contributo governativo, l'intenzione e di rafforzare il processo del GAC dentro ICANN. Tutte le istituzioni di ICANN sono costruite dal basso; finche i governi del mondo continueranno a far parte del GAC si agira in modo che tale modello funzioni. Per quello che riguarda la convergenza con ITU [38], Thrush, chairman del Board di ICANN, ha dichiarato l'intenzione di collaborare strettamente anche con tutte le organizzazioni coinvolte nell'arena di Internet.
  • Per quello che riguarda il multilinguismo, Thrush ha detto che ICANN e estremamente favorevole e che allfultima riunione di Los Angeles in molti hanno avuto l'opportunita di parlare nella propria lingua. Juan Ferna.ndez Gonza.lez (MIC, Cuba) ha voluto chiarire che non tutto in Internet procede nel modo auspicato, in quanto in pratica Internet ricalca la nostra societa, ove i poveri nel mondo sono anche poveri nell'accesso in Rete; i costi dell'accesso si sono evoluti secondo un modello non egualitario, i paesi poveri devono sostenere gli alti costi di connessione. Proprio per questo e necessario un intervento pubblico ed una strategia di sviluppo.
  • Quale è il miglior modo per ottenere innovazione in Internet? Per Robert Kahn non esiste un unico modello che può fornire una soluzione a tutti i problemi ma è certo che ogni sistema che necessita decisioni deve avere meccanismi chiari che consentono la loro formulazione. Il modello ICANN, allo stato attuale delle cose, non soddisfa pienamente lo spirito democratico secondo il quale dovrebbe operare, ma è chiaro a tutti che si tratta di un esperimento avviato con successo e che merita essere sviluppato fino a farlo diventare un modello ideale di collaborazione internazionale. Dopo Rio, sulla problematica delle risorse critiche di Internet, ISOC ITALIA ha partecipato alla richiesta di commenti del governo americano sulla revisione a medio termine del Joint Project Agreement tra ICANN e il DoC con un documento – a cura di Stefano Trumpy - che è stato pubblicato il 07 febbraio 2008 nel quale si esprime un parere positivo sullo svolgimento delle attività di ICANN e si appoggia la richiesta di interruzione del JPA.
  • Sullo stesso argomento riportiamo una comunicazioni al Forum di ISOC ITALIA. «Non mi sorprende che ci sia una certa riluttanza a rispondere alle dettagliatissime 10 domande del Dipartimento del Commercio USA; quelle domande richiedono in effetti una conoscenza della realtà di ICANN di un certo dettaglio. Ai meeting di ICANN che sono frequentati da una media di circa 800 persone, le presenze italiane si contano in genere sulle dita di una mano ed al più è necessaria la seconda. Allora, anziché aspettare vostri input, vi riassumo qui il mio parere per sommi capi. ICANN fu concepita nel 98 e cominciò a funzionare nell’anno successivo; il principio era di passare al settore privato la gestione del nocciolo (core) di Internet e cioè il sistema di indirizzamento di Internet che mantiene la unicità della “rete di reti”. Il governo USA non controllava direttamente il servizio IANA prima di ICANN ma comunque lo finanziava e lo monitorava dato che tra i domini di tipo generale esistenti ci stanno il .gov, .mil, .edu che sono ancora di interesse esclusivo del governo USA. Quello che si intendeva raggiungere era quindi:
    • • un sistema di gestione degli indirizzi autofinanziato; • una gestione con criteri internazional;
    • • una organizzazione con base in California, dove operava IANA, gestita dal settore privato ma con una partecipazione governativa attraverso il GAC;
    • • mantenere una supervisione del governo USA solo in via temporanea e poi staccare la spina.

    L’ultimo punto della lista di sopra è quello sul quale si sono levate critiche ed acceso l’interesse di vari governi di entrare a controllare l’Internet. In sostanza il problema vero era ed è quello di liberarsi di un solo governo mentre un certo numero di stati, sopratutto paesi in via di sviluppo ma non solo, puntavano a porre l’Internet sotto il controllo di una moltitudine di stati, per esempio sotto le Nazioni Unite ed ITU in particolare. Le dispute su questo aspetto si sono accentuate in occasione dei WSIS (World Summit on Information Society); in sostanza c’è un pensiero prevalente nei paesi sviluppati, e non solo, che rifiuta l’ipotesi ITU ma il fuoco continua ad essere acceso sotto la cenere. Nel 2006 il governo USA ha stipulato un legame con ICANN molto più soft dei precedenti ed ha accentuato la direzione del disimpegno. Il Dipartimento del Commercio USA, attraverso NTIA imposta una azione di trasparenza notevole facendo una consultazione pubblica su quanto ICANN sta andando nella direzione giusta per assicurare una continuazione e stabilità del sistema di indirizzi di Internet. Il tutto è legato allo sviluppo degli standard su tutti gli aspetti tecnici di Internet prodotti dallo IETF (Internet Engineering Task Force) e dagli sviluppi tecnologici prodotti dal mercato. Vi posso assicurare che il nostro governo è favorevole al modello ICANN ed all’avanzamento del processo di internazionalizzazione della gestione del DNS con criteri privatistici; i governi dovrebbero intervenire soltanto se il settore privato dimostrasse di non essere in grado di assicurare la continuità e lo sviluppo ordinato della Rete. La notizia dell’ultimo momento è che Board di ICANN due giorni fa ha inviato il proprio contributo alla consultazione pubblica ed ha in pratica sostenuto che tutti gli obbiettivi richiesti dal JPA sono stati raggiunti in modo più che soddisfacente e quindi si suggerisce al governo USA di anticipare il termine previsto di durata del JPA, facendolo terminare in occasione del mid term review del prossimo marzo. Viene detto anche espressamente che le relazioni con i governi verranno tenute attraverso il GAC (Governmental Advisory Committee) ed il governo USA da qui in avanti sarà uno dei partecipanti al GAC. Questo fatto realizzerebbe in sostanza uno dei principali punti sostenuti durante il WSIS dove è stato ripetuto più volte che i governi dovrebbero partecipare alla gestione del DNS “on equal footing” e cioè su base paritaria. Come membro del GAC per l’Italia vi confesso che questa uscita mi ha sorpreso in modo positivo ed il GAC certamente la appoggerà. Sulla home page di ICANN (www.icann.org) si trovano l’annuncio della risposta di ICANN ed i documenti allegati. Il più interessante è la lettera inviata da Dengate Thrush (Chairman del Board di ICANN) a Suzanne Sene che è la rappresentante di NTIA/DoC ed anche membro del GAC. L’altro allegato contiene una dettagliatissima risposta ai 10 punti previsti nel JPA. Non ritengo qui di andare nel dettaglio delle risposte ai 10 punti ed esprimo solo le seguenti osservazioni di natura generale: - La internazionalizzazione della gestione del DNS e sistema dei root server non può che essere un processo che durerà nel tempo; - ICANN certamente non è perfetta ma ha compiuto passi molto significativi nella direzione auspicata; solo per fare un esempio, la sicurezza e stabilità del sistema è un aspetto che sarà sempre suscettibile di miglioramenti e così per quanto riguarda la trasparenza, il coinvolgimento dei vari attori interessati, etc. - Anche il profilo organizzativo della “corporation” dovrebbe evolvere e assumere carattere di ente privato internazionale, non più soggetto alle leggi dello stato della California; - Il modello di finanziamento e la dipendenza da alcuni grossi provider dovrebbe essere rivisto e diventare più maturo; su questo punto ed il precedente c’è uno specifico comitato del Presidente che sta studiando le soluzioni più appropriate. In sostanza, vista la uscita recente del Board di ICANN, il nostro parere, a mio avviso, dovrebbe essere positivo sul modello ICANN e sugli obiettivi raggiunti sin qui, in modo da incoraggiare il termine del JPA. In aggiunta si potrebbero esprimere alcuni suggerimenti su come ICANN dovrebbe progredire, una volta esaurito il monitoraggio da parte del governo USA.» [Stefano Trumpy, Gennaio 2008].

SESSIONE PLENARIA: ACCESS

Presidente Helio Costa (Ministro delle Comunicazioni del Brasile) Moderatore Richard Sambrook (Direttore Global News Division della BBC)

  • La sessione ha affrontato il tema dell'accesso in Rete del prossimo miliardo di persone e l'accesso nelle aree svantaggiate del pianeta, ove non esiste un mercato in grado di sollecitare investimenti, in particolare nel settore delle comunicazioni. La tematica dell'accesso non riguarda solo l'accesso alla Rete ma anche l'accesso ai contenuti ed ai servizi. La dimensione quantitativa dell'accesso è stato al centro della discussione e sono state presentate alcune esperienze che hanno consentito la diminuzione del divario digitale nel mondo.
  • Molto significativa è l'esperienza indiana ove è prevista la partenza di 1.000.000 di punti di accesso ad Internet in 600.000 villaggi, progetto che si prevede realizzato nel giro di due tre anni, già per i primi 200.000 villaggi. Anche in questo caso è stato determinante l’approccio multi-stakeholder consolidato dalla partnership tra il governo, la società civile e il settore privato.
  • La sessione è stata inaugurata dal Ministro Helio Costa, il quale ha messo in evidenza che l'Internet Governance Forum è un forum singolare in quanto è effettivamente aperto a tutti, in cui nessuna organizzazione, individuo o stato ha una maggiore importanza rispetto agli altri, e non poteva essere diversamente in quanto la cooperazione e la partecipazione costituiscono le migliori qualità dell'universo di Internet.
  • Il Ministro, continuando il suo discorso, ha sostenuto che alcuni passi si sono fatti ma per la democrazia c’è bisogno di molto lavoro ancora; anche se sono stati fatti sforzi significativi, il divario digitale persisterà tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, tra ricchi e poveri. Ha invitato tutti a parlare sulle ineguaglianze dell'accesso, considerando non solo l'accesso ad Internet ma anche l'accesso alle informazioni ed alle comunicazioni, inclusi giornali radio e telefono, da parte di certe classi sociali e regioni del mondo.
  • Ha proposto tra i temi da analizzare anche lo sviluppo dell'infrastruttura delle comunicazioni, ove la responsabilità è del settore privato, per cui è necessario instaurare un ambiente di competitività equo, che consenta l'inclusione di più persone. Un'altra questione che ha messo in discussione il Ministro è relativa gli alti costi della connettività internazionale. Come esempio cita la città di Johannesburg ove la realizzazione di un IXP [39] consentirebbe il risparmio di 2.5 milioni di dollari, secondo un report dell'ITU.
  • Ha anche sostenuto l'importanza della diversità della tecnologia e dei contenuti, che consentiranno l'abbassamento dei costi globali. Concludendo il suo discorso ha rimarcato che l’importanza del processo dell'IGF è l’inclusione di tutti coloro che credono in Internet come bene comune.
  • Mike Jensen (Sud Africa) ha evidenziato cinque questioni chiave da prendere in considerazione:
    • 1. Maggiore innovazione e competizione nel settore Telecom;
    • 2. Maggiore diffusione della fibra ottica a livello nazionale ed internazionale;
    • 3. Maggiore sforzo dei governi nazionali per stimolare la domanda, tramite la realizzazioni di servizi locali;
    • 4. Incrementare la disponibilità della rete elettrica;
    • 5. Creare indicatori di sviluppo.
  • Jensen ha poi spiegato che nei paesi in via di sviluppo esistono forti monopoli in punti chiave del mercato come nel settore della telefonia mobile e della connettività internazionale; perciò risulta necessaria una regolamentazione che stimoli la competizione. Ha sottolineato che nel settore “mobile” - che sta diventando sempre più importante per la connettività ad Internet - l'interconnessione e portabilità sono fattori determinanti dei costi.
  • Per quello che riguarda la connettività internazionale, è necessario svincolarsi dalle soluzioni satellitari molto costose e favorire l'espansione della fibra ottica, facendo attenzione a non trattare ugualmente i backbone con i servizi di connettività locale, in quanto i backbone sono un bene pubblico alla stesso modo delle infrastrutture stradali. Roque Gagliano (ANTEL, Uruguay) ha parlato di IXP e degli alti costi di connettività internazionale per i paesi in via di sviluppo.
  • Per esempio la zona latino americana dei Caraibi accede ad Internet principalmente tramite gli Stati Uniti (Miami) sostenendo il 100% dei costi della connessione internazionale. Gli IXP non solo consentono la riduzione dei costi, ma costituiscono un mercato ove la domanda e l’offerta di servizi si incontrano. Valerie D'Costa (InfoDev, World Bank), considerando la vastità dell'argomento Access, ha auspicato la partecipazione all'IGF di tutti coloro che sono coinvolti nella scienza e tecnologia, sanità, educazione, e nei governi. Per Valerie è molto importante comprendere le esigenze del previsto prossimo miliardo di utenti, e favorire soluzioni innovative di telefonia mobile e wireless, e prestare da subito l'attenzione alle interfacce utente.
  • Sylvia Cadena (wilac.net, Colombia) ha proposto politiche per il wireless:
    • 1. Diminuzione dei costi della Certificazione;
    • 2. Integrazione culturale regionale;
    • 3. Parificazione delle comunità rurali con le altre aree del territorio;
    • 4. Servizi che soddisfino una maggiore domanda. Mouhamet Diop (NEXT SA), consulente privato che lavora per aiutare lo sviluppo di Internet in Senegal e in Africa, ha focalizzato il suo discorso sulle infrastrutture e sull'accesso alle infrastrutture, specificando che quando si parla di accesso non si deve intendere solo la connettività ma anche gli strumenti e l'adeguatezza delle interfacce utente.
  • L'Africa ha solo il 2% di utenti Internet rispetto alla popolazione mondiale, per cui è necessario che sia implementata l'infrastruttura backbone per diminuire i costi, dovuti principalmente al fatto che i 50 stati africani agiscono individualmente senza una logica regionale.
  • Alla conclusione del suo discorso ha messo in discussione la necessità di finanziamenti, aspetto di responsabilità anche della comunità internazionale. Jacquelynn Ruff (Vice Presidente dell’International Public Policy and Regulatory Affairs, Verizon, Washington D.C. ) ha detto che la larghezza di banda nell'ultimo anno è aumentata del 70% e che il 68% degli operatori backbone hanno sviluppato le loro reti. Il Sud America ha avuto la maggiore crescita rispetto alle altre regioni con un fattore di crescita del 73%. Nell'ultimo quadrimestre dell'anno la maggiore crescita in larghezza di banda è avvenuta in paesi come l'Indonesia, Vietnam e Filippine. Anita Gurumurthy (Direttore esecutivo, IT for Change, Bangalore) ha messo in evidenza l'aspetto del servizio Internet come bene pubblico, ricordando che il Consiglio d'Europa ha pubblicato un documento [40] specifico per riconoscere la connettività alla Rete come un servizio universale.
  • La scelta delle tecnologie ha indubbiamente un valore strategico, e la via della telefonia mobile come veicolo della rete Internet non è condivisa da tutti, a causa dei costi, della qualità del servizio non ancora ottimale, dei monopoli che si potrebbero creare e per l'assenza di contenuti disponibili su formato mobile.
  • La via della connettività satellitare è molto discussa, anche se i costi di messa in orbita di un satellite sono notevolmente diminuiti durante gli ultimi anni, ancora il rapporto complessivo costi qualità risulta certamente poco conveniente. Esperimenti di utilizzo della rete elettrica, come canale di trasmissione per Internet, sono in atto nell'America centrale, ed anche la Russia ha fatto passi significativi in questo campo. Si stanno anche sviluppando soluzioni tecnologiche alternative nel campo del wireless, per cui emerge come il concetto della neutralità delle tecnologie debba essere costantemente tenuto presente. Rajesh Bansal (Nokia Siemens Networks) ha messo in evidenza che, nei paesi in via di sviluppo, gli individui hanno a disposizione solo 2$ al mese da investire in ICT, perché le loro priorità sono il cibo e le medicine: non si può parlare di Società dell'Informazione senza considerare nel complesso anche questi aspetti.
  • Vint Cerf ha posto il problema delle piccole comunità, ove la competitività e le competenze sono limitate: la cooperazione regionale diventa la via per la diminuzione dei costi, in particolar modo per la istruzione di personale tecnico.
  • Il Ministro Helio Costa, nel suo discorso conclusivo, ha citato l'esperienza brasiliana del progetto “PC connected to PC” ove il governo ha co-finanziato la realizzazione di 1.5 milioni di computer a basso costo, che hanno consentito la diminuzione del digital divide.
  • Ha messo in evidenza che Internet non è proprietà di nessuno, ma appartiene a tutte le persone del mondo. Concludendo, ha affermato la necessità dell'intervento governativo per correggere le distorsioni imposte dal mercato. In definitiva la sessione ha messo in rilievo l'aspetto cruciale del divario digitale, ossia la collaborazione tra le parti e la competitività come prerogativa di ogni azione di successo, da cui emerge la necessità di trovare modelli innovativi di collaborazione tra pubblico e privato e di espandere la collaborazione regionale, secondo uno sviluppo sostenibile.
  • Il problema dell'accesso non riguarda esclusivamente i paesi in via di sviluppo. Segnaliamo che in Italia, in particolare in Toscana – una delle regioni che per prima si è impegnata nello Sviluppo della Società dell’Informazione - ancora 110 comuni non hanno accesso alla banda larga; circa 400.000 abitanti e 30.000 imprese non possono usufruire di servizi Internet e questo determina un vero e proprio divario digitale, in cui il 17.9% della popolazione viene escluso dalla Società dell'Informazione.
  • La Regione Toscana con la Legge [41] Regionale 1/2004 ha riconosciuto un nuovo diritto di cittadinanza dei toscani, promuovendo la diffusione della cultura della Società dell'Informazione e dei suoi principi e strumenti, compreso il software libero.
  • Per combattere il divario digitale in aree ove il settore privato non ha interesse economico ad operare, la Regione Toscana ha realizzato un progetto [42], approvato dalla Commissione Europea, finalizzato ad incentivare i fornitori di servizi ad offrire la banda larga nelle aree rurali della regione. Il progetto ha rispettato il principio della neutralità tecnologica dell'intervento, suddividendo la tipologia dell'intervento sulla base delle:
    • • aree in cui è possibile l’equilibrio tra costi e ricavi ma in un arco temporale ritenuto eccessivo dall’operatore;
    • • aree per le quali i ricavi attesi non sono in grado di coprire la manutenzione dell’infrastruttura, né gli investimenti annui connessi al costo dell'infrastruttura;
    • • aree nelle quali i ricavi attesi non sono in grado di coprire la manutenzione dell’infrastruttura stessa.
  • Il co-finanziamento [43] previsto coprirà al massimo l’80% del costo totale del progetto. Il progetto “Banda larga nelle aree rurali della Toscana”, realizzato sul modello scozzese, dovrebbe riuscire a colmare notevolmente il divario digitale presente in Toscana entro il 2010.

SESSIONE PLENARIA: DIVERSITY

  • Presidente Gilberto Gil (Ministro della Cultura del Brasile) Moderatore: Chris Disspain (auDA – Australia) Gilberto Gil ha inaugurato la sessione affermando che tutti devono essere in grado di usare le tecnologie per affermare la loro esistenza e custodire i loro valori.
  • Ha analizzato la fluidità di questo mondo, sostenendo che la nostra sensazione sulla proprietà deve essere adattata alle nuove circostanze e che l'unico modo per risolvere il conflitto tra l'economia e la libertà sia quello di dare ai consumatori la massima libertà economica, con l’obiettivo che essi sviluppino un sistema di interscambio equo; per il Ministro la dimensione etica e la giustizia possono essere imposti solo da coloro che sanno controllare loro stessi e le loro azioni.
  • Continuando il suo discorso ha precisato che è necessario intraprendere soluzioni ed adottare procedure, piuttosto che parlarne. Ha lodato la “Carta sulla Diversità Culturale” [44] che ha prodotto l'UNESCO ed è stata firmata da più di 150 paesi del mondo, la quale stabilisce un nuovo protocollo sulla vita culturale delle società e nazioni. Ha anche affermato che Internet richiede la modernizzazione della politica; la Rete infatti sta contribuendo alla ridefinizione del ruolo dei mercati e della società civile e accelerando il processo di comprensione delle esigenze della società.
  • Daniel Pimienta (Direttore FUNREDES, Santo Domingo) propone di affrontare la questione sotto un'ottica olistica dato che la partecipazione alla Società dell'Informazione presuppone individui informati, di formazione effettiva, presuppone la diffusione della cultura della Rete e la capacità di trasformazione delle informazioni in conoscenza e decisioni. Non è solo una questione di IDN; per esempio, Daniel afferma che non esiste la neutralità delle tecnologie quando si parla di cultura; le interfacce utente dipendono dalla cultura di chi la crea. Delle quarantamila lingue che si sono sviluppate nel corso dei secoli nel nostro pianeta, solo sei-nove mila esistono ancora, e di queste solo cinquecento sono presenti nel mondo digitale, delle quali meno di cinquanta coprono il 99% dei contenuti in rete. Ha concluso il suo discorso affermando che, se Internet è realmente per tutti, è nostra la responsabilità di sostenere le diversità, dando al problema la priorità ed attenzione che merita. Adama Samassekou (African Academy of Languages, Mali) ha specificato che, quando si parla di diversità, si deve intendere la diversità culturale e linguistica ed ha paragonato la diversità linguistica nella società umana alla biodiversità nella natura.
  • La diversità che stiamo praticando è il migliore strumento per il dialogo tra culture e lingue, e la diversità culturale dà, ad ogni individuo e società, le fondamenta dei diritti umani. Samassekou ha affermato che l'Africa è il continente per eccellenza privo di questi diritti, per esempio, ha citato i ragazzi africani i quali a scuola sono costretti ad adoperare una lingua diversa da quella che usano in famiglia, per cui non hanno il diritto di formazione nella loro lingua.
  • Ha citato l'iniziativa dell'Unione Africana: ”l'Accademia Africana delle Lingue”, la quale è l'unica iniziativa che si occupa di questa tematica. Un'altra iniziativa citata è quella della Rete per la promozione della diversità linguistica MAAYA. Ha anche dichiarato la necessità del coordinamento dei gruppi di lavoro sulla diversità linguistica. David Dzumba (Nokia, USA) ha affermato l'importanza del rispetto degli standards sull'accessibilità, l'importanza della formazione degli utenti, le partnership tra produttori di tecnologie, operatori, ONG e governi, ed il concetto dell'approccio globale dell'accessibilità.
  • Dammi Appasamy (SIFY Ltd, India) ha sottolineato la importanza di coinvolgere il prossimo miliardo di utenti in rete, offrendo loro un contesto economico, culturale e sociale di contenuti nella loro propria lingua, in modo che la Rete rifletta le diversità del genere umano. Ha anche messo in rilevanza l'aspetto incisivo di Internet nel modificare ed allargare le culture. L’esempio portato all’attenzione del pubblico del Forum è stato quello della tradizione indiana delle caste, per la quale, in virtù del principio della loro sopravvivenza, il matrimonio è concesso solo ad individui appartenenti alla stessa casta. Nell’era di Internet in India si è iniziato a celebrare matrimoni tra persone provenienti da diverse caste, modificando questa rigida ed antica tradizione culturale.
  • Monthian Buntan (Direttore Esecutivo, Thailand Association of the Blind, Bangkok) - dalla prospettiva delle persone diversamente abili - ha detto che per loro la diversità è misurata per lo più dal grado di accessibilità, che deve essere realizzato secondo una prospettiva di disegno universale e tecnologie in grado di assistere le persone. Il grado di accessibilità determina l'effettiva partecipazione degli individui. Ha anche parlato dell'importanza di standardizzare i sistemi di accesso alle risorse multimediali. La sessione ha affrontato anche la tematica dei nomi a dominio internazionalizzati (IDN).
  • Per Tatiana Ershova (Direttore Generale Instritute Information Society, Russia) sono importanti
    • 1. la diversità dei media,
    • 2. la diversità degli stakeholder,
    • 3. la diversità organizzativa.
  • Ha riconosciuto l'importanza degli IDN e sottolineato la posizione del governo della Russia, il quale raccomanda l'adozione di una procedura amministrativa semplificata in grado di accelerare l'adozione degli alfabeti nazionali nei ccTLD. Patrik Fälström (CISCO System USA) ha avvertito che l'adozione degli IDN sarà un passo che potrà inizialmente presentare problemi tecnici ed operativi; nell'invio di e-mail un utente potrà trovare difficoltà se il client non supporterà ancora il nuovo standard o potrà avere problemi di incompatibilità con la propria rubrica.
  • Altro aspetto è il problema del “side of the bus”, ossia il fatto che le rappresentazioni UNICODE di due parole diverse di differenti linguaggi possano avere la stessa codifica; va infatti ricordato che la rappresentazione in UNICODE è stata creata alfabeto per alfabeto quindi succede che alcuni caratteri del Latino, del Greco o del Cirillico sono uguali ma hanno diversa rappresentazione. Patrik Fälström ha concluso invitando tutti a visitare il sito http://idn.icann.org per partecipare alla sperimentazione che ICANN sta coordinando.
  • Ha anche citato Wikipedia come uno dei progetti di maggiore successo per quello che riguarda la produzione di contenuti locali, ed ha auspicato che gli insegnanti della scuole sollecitino gli studenti a scrivere articoli su Wikipedia. Ben Petrazzini (Direttore dell’Institute for Connectivity in the Americas, Montevideo e Senior Program Specialist dell’International Development Research Center - IDRC) ha proposto lo sviluppo di un compendio globale sull'utilizzo delle risorse linguistiche per le lingue con minore diffusione. Ha fatto riferimento alle iniziative della IDRC sulla formazione e ricerca nel mondo.
  • Ha citato il network “Red Latinoamericana de Portales Educativos [45]” realizzato con la partecipazione di 17 Ministeri della Formazione, ove contenuti in lingua spagnola vengono diffusi presso ogni portale locale delle diverse regioni. Divina Frau-Meigs (professore di Media Sociology Università di Parigi III Sorbone) ha messo in evidenza come sia importante che i paesi emergenti possano diffondere direttamente la loro cultura, ed ha sostenuto l’importanza di progetti di ricerca per lo studio di nuovi strumenti e criteri qualitativi in grado di dimostrare l'importanza della comunicazione in Internet.
  • Sinora questi studi sono stati avviati dalla società civile, ma è necessaria anche la partnership con gli altri stakeholder. Pierre Ouedraogo (Organisation Internationale de la Francophonie OIF) ha sostenuto l'importanza della promozione di un codice etico (il principio della cyberdiversità) in modo da assicurare che la comunità scientifica operi nel rispetto delle diversità. In discussione anche il software. Circa il software libero, Gilberto Gil ha commentato la critica rivolta da alcuni partecipanti alla presunta insensibilità degli sviluppatori al rispetto della diversità. Per cambiare le cose Adama Samassekou (Presidente del African Academy of Languages) ha consigliato come primo passo di investire per creare sinergie con gli sviluppatori. Gilberto
  • Gil ha difeso comunque la straordinarietà dell’aspetto creativo del software libero riconoscendolo come strumento necessario per il multilinguismo. Il Ministro Gil ha poi concluso la sessione sottolineando che Internet è per tutti e che tutti devono avere il diritto di partecipare nella loro lingua, valori ed identità culturale. Ha affermato che la possibilità dell'utilizzo orale della lingua in Internet è di fondamentale importanza e che l'umanità, per la prima volta nella storia, ha uno strumento in grado di conservare la tradizione orale. Riferendosi alle problematiche delle persone diversamente abili, ha messo in evidenza che l'aspetto della diversità deve essere considerato di prioritaria importanza nell'ambito della Internet Governance.
  • A titolo di esempio citiamo la comunità UBUNTU [46] di sviluppatori di software che si occupano anche della distribuzione libera GNU/Linux, il sistema operativo che ha conquistato il mondo grazie anche alle proprie comunità di supporto linguistiche, che dimostrano l'impegno nel rispetto della diversità. Lingue supportate dal progetto Ubuntu al14/02/2008: Arabo, Bengali (Bangladesh), Brasiliano, Catalano, Ceco, Cinese, Curdo, Coreano, Ebraico, Finlandese, Francese, Greco, Indiano (tutte le lingue), Indonesiano,Inglese, Italiano, Olandese, Persiano (Iran), Portoghese, Rumeno, Russo, Slovacco, Spagnolo (Spagna, Argentina, Cile), Svedese, Tedesco, Turco, Urdu (Pakistan).
  • La sezione plenaria Diversity si è conclusa con la raccomandazione di coinvolgere tutti nel processo dell’IGF, affermando sempre di più il principio multistakeholder.

SESSIONE PLENARIA: OPENNESS

Presidente Ronaldo Lemos (Professore di giurisprudenza, Center of Technology and Society (FGV-CTS), Rio de Janeiro) Moderatore Heloisa Magalhaes (Direttore del Giornale Valor Economico di Rio)

  • Il presidente Ronaldo Lemos ha presentato la sessione evidenziando le tre dimensioni dell’ “Openness” : Legale, Politica ed Economica. Nella sfera legale si trova la problematica del copyright con le sue limitazioni ed eccezioni e le responsabilità degli Internet Service Provider e Content Provider che necessitano di una regolamentazione locale.
  • Per la sfera politica Lemos ha messo in rilievo la necessità di incrementare la cooperazione tra IGF ed organismi ONU. Infine nella sfera economica propone tre sfide:
    • 1. Openness come business model;
    • 2. Il ruolo dei paesi in via di sviluppo e l'interoperabilità;
    • 3. Openness come fattore di abbassamento delle barriere per l’entrata nei mercati e di promozione dell'innovazione.
  • Come esempi di innovazione ha citato gli Open Standard e la recente creazione di AEPINC [47] in Brasile, il Software Open Source e il libero accesso alla conoscenza scientifica e le relative importanti iniziative a livello internazionale, che promuovono Internet quale strumento funzionale alla conoscenza scientifica:
    • • Budapest Open Access Iniziative,
    • • Salvador Declaration on Open Access,
    • • San Paolo letter on Scientific knowledge
  • Come esempio sotto la dimensione politica, ha citato la Convenzione sulla Diversità dell'UNESCO e sostenuto che i modelli di Science Commons [48] e Creative Commons [49] sono buoni esempi di come sia possibile rendere la conoscenza disponibile a tutti. Infine per Lemos anche i governi dovrebbero rilasciare i loro documenti ufficiali sotto licenza libera.
  • David Gross (Ambasciatore USA, Coordinatore del International Communications Policy, Department of State, Washington D.C.) ha parlato dell'importanza della libera circolazione delle informazioni citando il paragrafo [50] 4 dell'Agenda di Tunisi e i paragrafi [51] 46 e 90 dell'Agenda per la Società dell'Informazione.
  • Per Masanobu Katoh (Corporate Vice President, FUJITSU LIMITED Giappone) Openness non è in contrapposizione con la regolamentazione. Ha messo in discussione la contrapposizione tra chi sostiene che la libertà di espressione è la cosa più importante e coloro che ritengono che il copyright e i diritti legali siano gli aspetti cruciali da difendere. Per cui ha posto la problematica di come far coesistere queste due posizioni, considerando che, da una parte Internet è universale, autonoma e senza confini e dall'altra la proprietà intellettuale è caratterizzata da regolamentazione, esclusività e proprietà. Masanobu Katoh ha inoltre sostenuto che la autoregolamentazione può essere più efficiente e si possono evitare i rischi di una società sorvegliata.
  • Per concludere il suo intervento ha proposto due modi per risolvere la contrapposizione tra libertà e regolamentazione:
    • • Bilancio degli interessi tra gli stakeholder;
    • • Combinazione di leggi con linee guida e creazione di Autorità garanti stabilite dal settore privato.
  • Mark Kelly (avvocato esperto diritti umani, Human Rights Consultants, Dublino) condivide la definizione di Openness come libertà di espressione e libero flusso delle informazioni e mette in evidenza la nozione del valore del servizio pubblico di Internet e la necessità di una visione condivisa di questo concetto da parte degli stakeholder.
  • Ha proposto la creazione di un nuovo codice di pubblica partecipazione in Internet, fondato sulla nozione e sul valore del servizio pubblico di Internet, che potrebbe prendere a modello la Convenzione di Aarhus [52].
  • Ha posto come domanda se esistano casi di violazioni sui diritti umani da parte di corporates private che meritino di essere approfonditi, in modo che questo processo multi-stakeholder possa evolversi verso una direzione che fornisca maggiore protezione e promozione della libertà di espressione. Ha sostenuto che la responsabilità e trasparenza sono i valori principali dei diritti umani.
  • Peter Dengate Thrush (Chairman del Board di ICANN) ha voluto sottolineare che il concetto della legge sul copyright è stato sviluppato sulla nozione di equo uso della proprietà altrui. Poiché esistono casi ove il diritto dell'autore può essere modificato - per esempio per la formazione o per la diffusione di informazioni a reporter e media - è necessario bilanciare tali diritti.
  • Ha voluto poi sottolineare che il copyright non protegge le idee ma l’espressione di queste ed il lavoro che uno ha svolto per esprimere quell’idea; Thrush ha concluso che con il copyright non esiste un conflitto tra libertà d'espressione e libera circolazione delle informazioni.
  • Carlos Gregorio (avvocato esperto in diritto della privacy, Montevideo, Uruguay) vede l’Openness come il risultato del bilanciamento fra diritto dell’accesso, libertà di espressione e diritto della privacy. Responsabilità dei paesi del mondo è il bilanciamento tra privacy ed accesso; dei blogs il bilanciamento tra privacy e libertà di espressione.
  • Nel primo caso il rischio maggiore può derivare dagli stati stessi, nel secondo, ha sostenuto Gregorio, è necessario creare un sistema di regole che definisca le responsabilità. Infine ha messo in discussione il ruolo dei motori di ricerca e la loro trasparenza. Nick Dearden (Amnesty International) ha concordato, in quanto le posizioni dominanti diminuiscono di fatto la libertà di scelta.
  • Alexandre Jobim (International Association Broadcasters) ha raccontato che le organizzazioni che appartengono all'Unione Internazionale dei Broadcasters hanno firmato una dichiarazione che promuove i seguenti concetti:
    • - Le tecnologie di comunicazione, non solo rappresentano un mezzo ma hanno significato nel fornire informazioni e contenuti.
    • - La libertà di espressione, il pluralismo dei media e la diversità culturale devono essere rispettati e promossi.
    • - I media elettronici sono di vitale importanza per la Società dell'Informazione.
    • - TV e Radio sono fattori chiave per la consistenza e lo sviluppo del mondo digitale.
    • - L'informazione deve essere accessibile e disponibile a tutti.
  • Per salvaguardare la libertà di espressione secondo Alexandre Jobim c’è bisogno di una regolamentazione sulle violazioni dei diritti dei broadcaster.
  • A proposito citiamo il recente caso di un sito americano che, agendo come servizio personale di videoregistrazione on line, è stato fatto chiudere dall'Associazione Internazionale dei Broadcasters per presunta violazione di loro diritti; la questione non è ancora conclusa, comunque dimostra alcune difficoltà dei media tradizionali ad utilizzare gli strumenti offerti da Internet.
  • Derick Dearden (Amnesty International) ha criticato la censura attuata tramite l'utilizzo di filtri da parte di certi governi del mondo, che tuttavia sono fra i firmatari della Dichiarazione Universale sui Diritti Umani. Ha condannato l'arresto illegittimo di attivisti in rete, e quelle aziende del settore privato che collaborano con i governi che impongono la censura. Ha avvertito che Internet potrebbe diventare uno strumento di repressione piuttosto che di libertà ed Openness, per cui è necessario pensare seriamente ai diritti umani e alla libertà di espressione.
  • Si è interrogato sulle modalità secondo le quali i diritti umani possono avere un ruolo fondamentale nel dialogo sulla Internet Governance, ponendo le seguenti domande:
    • In che modo possiamo far sì che i governi promuovano Internet in termini di libertà di espressione?
    • come possiamo evitare che i governi cadano nella trappola di vedere in Internet solo pericoli?
    • come possiamo arrivare a considerare Internet uno strumento fondamentale per l’economia, di responsabilità del settore privato?
  • Dearden ha continuato mettendo in evidenza che il settore privato deve prendere in considerazione i Diritti Umani come un dovere e non come una semplice opzione e che i governi devono assicurarsi che i Diritti Umani siano rispettati anche nel contesto di Internet. Infine ha posto la questione di come utilizzare l'Internet Governance Forum per affermare gli standards dei diritti umani, come base essenziale di Internet.
  • Helio Kuramoto (governo brasiliano) ha annunciato che durante il workshop “Access to Scientific And Culture Knowledge” hanno adottato di comune accordo un protocollo per definire azioni per la libertà d'accesso alla conoscenza scientifica e culturale. Claudio Lins De Vasconcelos (esperto legale, Fundação Roberto Marinho) ha sostenuto che senza i profitti della proprietà intellettuale il mercato diventerebbe povero. Peng Hwa Ang (School of Communication and Information, Nanyang, Singapore) critica il concetto di auto-regolamentazione da parte del settore privato in quanto non è un processo veramente democratico e aperto ed anche perchè avviene nell'ambito delle associazioni industriali, per cui è una forma di regolamentazione delegata e non affidabile, dato che non è decisa da un parlamento.
  • Sally Burch (Ecuador) ha posto il problema dei monopoli e di come i contenuti siano troppo concentrati nelle mani delle maggiori corporazioni, fenomeno internazionale ove non esistono chiari meccanismi di regolamentazione.
  • Sul software libero Benoît Müller (Business Software Alliance) ha affermato che i loro partner nell’Alliance lavorano sia su modelli open source, sia su modelli proprietari, ed ha sostenuto che qualsiasi modello di licenza è facilitato dalla proprietà intellettuale e che, la preferenza di un solo modello, comprometterebbe la possibilità di scelta. Gli Open Standard per Müller sono uno strumento ottimo per favorire l'interoperabilità.
  • Per quello che riguarda il ruolo dei governi sugli open standards, ha sostenuto che essi, riconoscendo il valore della proprietà intellettuale negli standards, potrebbero spingere l'industria ad innovare. Ronald Lemos (professore di Information Systems al College of Business and Economics della California State University, Los Angeles USA) ha sostenuto che non può esistere contrapposizione tra open source e proprietà intellettuale, in quanto l'open source è solo un tipo di licenza.
  • Ha affermato che la proprietà intellettuale non è altro che uno degli incentivi per la creazione e promozione della cultura, come i cosiddetti “non market incentives” o diversamente detti “commons-based pier product” o “collaborative culture”. Nella Costituzione del Brasile è presente il principio dell'adozione degli Standard aperti, della diversità e trasparenza.
  • Nick Dearden (Amnesty International, Campaigns Manager) ha concordato con il parere che per garantire la libertà di espressione è necessaria una regolamentazione fondata su standards internazionali.
  • Jorge Machado è intervenuto di nuovo mettendo in discussione la contrapposizione tra le leggi nate prima dell'Internet con quelle che le hanno seguite ed ha chiesto come possiamo fare per applicare con efficienza vecchie leggi, senza intaccare la neutralità delle stesse e senza violare i diritti fondamentali della libertà di espressione e della privacy.
  • In chiusura è stata posta la seguente domanda: è auspicabile, per i giudici, conoscere meglio l’Internet in tutti i suoi aspetti di Openness e privacy per poter svolgere la loro funzione correttamente?
  • Ronaldo Lemos, nel discorso conclusivo della sessione, ha sottolineato che i temi dell’“Openness” in Internet sono requisiti essenziali della libertà di espressione, e il loro riconoscimento come diritti umani deve essere affermato in una prospettiva globale, per cui la tematica “Openness” deve continuare ad avere una priorità nell'ambito della Internet Governance.

SESSIONE PLENARIA: SECURITY

Presidente Antonio Tavares (Representative of the Private Sector, Brazilian Internet Steering Committee) Moderatore: Yoshinori Imai (Presentatore televisivo giapponese)

  • La sessione plenaria sulla sicurezza è iniziata con le domande:
    • - Quanti di noi si sentono sicuri on-line?
    • - Quanti di noi professionisti si sentono sicuri nel business on-line?
  • Il presidente della sessione Antonio Tavares ha paragonato l’implementazione della sicurezza in Rete ad una corsa tra gatti e topi: in analogia a chi contravviene alla legge nel mondo non virtuale, chi usa in modo distorto la Rete corre spesso un passo avanti a coloro che sono impegnati a contrastarli.
  • Spesso i governi e alcuni settori della società offrono soluzioni per contrastare i crimini in Rete che non sono adeguate ad un mondo senza frontiere. Molte persone credono che sia impossibile risolvere i problemi della sicurezza con nuove leggi.
  • È vero che molti usi distorti possono essere contrastati già dalle leggi vigenti, in Brasile il 95% dei crimini informatici sono già inquadrati nell'ambito della legislazione vigente. Per Tovares è importante sviluppare strumenti di comunicazione.
  • Nuove soluzioni tecnologiche (come il DNSSec) e la collaborazione a livello istituzionale si stanno intensificando e saranno la chiave vincente per un ambiente più sicuro.
  • Anche in relazione alla sicurezza occorre fare attenzione ad investire sulla formazione: non basta fornire computer e banda alle scuole; occorre un forte sviluppo della formazione dei formatori stessi.
  • Ralf Bendrath (Research Fellow, University of Bremen, Germany) definisce la sicurezza come controllo sul futuro, basandosi su una definizione degli anni '60 di un sociologo tedesco, «la sicurezza – racconta - è come la previsione del tempo in quanto non può essere stabilita al 100%.
  • La sicurezza ha molteplici aspetti e riguarda, in particolare, la sicurezza dello Stato, la sicurezza delle reti, la sicurezza degli utenti e dei cittadini. Per quello che riguarda le reti, Bendrath sostiene che è preferibile parlare di affidabilità, piuttosto che di sicurezza in quanto il termine affidabilità mette in chiaro quali sono le esigenze. Bendrath ha continuato difendendo gli strumenti di hacking, sostenendo che criminalizzarli impedirebbe agli amministratori di proteggere il sistema, portando così ad una situazione di ulteriore criticità.
  • Huang Chengqing (ISOC, China) chiede ai governi di inserire nella loro agenda sociale la questione della sicurezza in Rete ed in particolare la lotta contro lo spam, con una cooperazione su due livelli, il primo intergovernativo ed il secondo a livello del settore privato e della società civile.
  • Alcuni dati riportano che nell'ultimo quadrimestre del 2006 dalla Cina proveniva circa il 59% dello spam [53] globale.
  • Per combattere il problema ISOC Cina ha distribuito più di un milione di brochure informative con la finalità di accrescere la consapevolezza pubblica ed il governo cinese ha adottato alcune misure amministrative ad mirate. Lo spam originato dalla Cina è stato ridotto al 4,9%, secondo i dati del mese di ottobre 2007. Chengqing ritiene che intervenire sull’implementazione di misure legislative locali e sulla promozione della collaborazione internazionale del settore privato, possa dare ottimi risultati.
  • Marco Gercke (Professor of Criminal Law, University of Cologne, Germany, Consiglio d'Europa) ha parlato della necessità di definizione di standard legali nello stesso modo che esistono gli standard tecnici nella comunicazione in rete. Ha parlato anche della Convenzione sul Cybercrimine adottata dal Consiglio d'Europa e firmata da 43 stati, ma che purtroppo non ha ancora coinvolto i paesi in via di sviluppo, quei paesi dove il numero degli utenti Internet è oggi maggiore ed in aumento.
  • Gercke osserva anche che non abbiamo bisogno di una sovra-regolamentazione, bensì di una base legale, che non sono necessarie nuove regole se le regole ci sono già, con il rischio che Internet sia regolamentata di più rispetto al mondo reale.
  • Per esempio ha affermato che le leggi esistenti sulla pedopornografia hanno valore anche per il mondo on line. Per cui propone maggiore cooperazione sulla governance.
  • Anche Lamia Chafai (Director, Agence Tunisienne d’Internet, Tunisia) sostiene la necessità della standardizzazione e di regole, a livello internazionale, per aumentare il trust globale. L’importante, per Chafai, è di avere una strategia nazionale locale e diffondere la consapevolezza dell'importanza dell'aspetto sicurezza, non solo a livello governativo, ma anche nell'ambito del settore privato e della società civile.
  • Christine Hoepers (Leader, Brazilian CERT) ha parlato dei problemi tecnici e di standardizzazione nello sviluppo di protocolli, della necessità di formare i futuri professionisti dell'ICT e diffondere la cultura della sicurezza nello sviluppo di protocolli e software. Per Zahid Zamil (Domain Name Resolution Center, Pakistan) è importante implementare la Convenzione Europea senza aprire altri processi che potrebbero portare solo confusione. Alun Michael (Ministro del Parlamento UK), che è stato uno dei promotori della costituzione dell’IGF UK, ha parlato dell'iniziativa inglese di stabilire una partnership tra tutti gli stakeholder per la riduzione del crimine informatico. Emily Taylor (Direttore Legal and Policy di Nominet, il registro dei nomi a dominio, UK) ha affermato che, per il pubblico inglese, la tematica della sicurezza è al primo posto rispetto ai temi del Forum.
  • Marco Gercke è intervenuto ancora per criticare certi provvedimenti presi in Inghilterra, inaccettabili dal punto di vista delle libertà civili. Chiede leggi forti per la protezione degli ISP in quanto non possono essere ritenuti responsabili delle transazioni illecite. Huang Chengqing ha affermato che per la sicurezza la prevenzione è una condizione necessaria, per cui propone misure tecniche e legislative preventive.
  • Malcom Harbour membro del Parlamento Europeo individua tre obbiettivi che i paesi del mondo dovrebbero perseguire, a livello politico e parlamentare: - Collaborazione operativa (un ottimo sistema legale che non può da solo garantire sicurezza); - Sistemi di reporting; - Computer Emergency Response Team. Per quello che riguarda la sicurezza in relazione alla salute ed al benessere sociale, Harbour ha sottolineato la priorità della protezione dell'infrastruttura, che ha bisogno dello sviluppo della collaborazione internazionale. Anche Izumi Aizu (ICANN At-Large Advisory Committee Giappone) sostiene che deve essere implementato l'approccio multi-stakeholder nello sviluppo delle politiche sulla sicurezza.
  • George Greeve (Free Software Foundation Europe) mette in rilevanza l'aspetto della trasparenza nella sicurezza, e la qualità del software libero che consente complessivamente il controllo dell’ambiente. Zahid Zamil (Domain Name Resolution Center, Pakistan) ha sostenuto che per i paesi in via di sviluppo l'innovazione deve essere tutelata e che i diritti della proprietà intellettuale devono essere protetti. Non è d'accordo con Greeve sul software open source il quale può essere solo una soluzione, ma ha sostenuto che c’è bisogno di altro. Sulla privacy ha affermato che nel suo paese, il Pakistan, il governo vende certe informazioni. Lamia Chaffai (Tunisia) ha posto in discussione la sicurezza dei prodotti software e hardware dal lato consumer e ha criticato gli onerosi meccanismi di certificazione riconosciuti a livello internazionale.
  • Ralf Bendrath ha criticato la mancanza di trasparenza dei sistemi di sorveglianza come i filtri antispam, che possono bloccare e-mail legittime. Il presidente della sessione Antonio Tavares, nel suo discorso conclusivo, ha sostenuto che la lotta al crimine informatico deve avvenire nel rispetto dei diritti civili e dei diritti alla Privacy. Ha sostenuto che i governi, con il supporto della società civile e del settore privato, avranno un ruolo fondamentale nel consolidare la Rete Internet come uno spazio sicuro per l'interazione umana, affidabile per le comunicazioni, il commercio elettronico e l'offerta di servizi.
  • Considerando l'aspetto transnazionale della sicurezza, ha sollecitato tutti i paesi del mondo a tenere in considerazione l'aspetto essenziale della collaborazione a tutti i livelli, necessaria per armonizzare la legislazione internazionale sulla sicurezza in Internet.

SESSIONE PLENARIA: TAKING STOCK AND THE WAY FORWARD

Presidente Hadil da Rocha Vianna Minister, Director for Scientific and Technological Affairs, Ministry of Foreign Affairs Nitin Desai the United Nations Secretary-General's Special Adviser for Internet Governance

  • Durante la sessione tutti i partecipanti hanno espresso i loro ringraziamenti al governo brasiliano ed il loro apprezzamento per l'eccellente organizzazione dell'evento.
  • Hadil da Rocha Vianna ha iniziato il suo discorso sottolineando l'importanza di questa sessione plenaria, nata per dialogare su quanto è stato fatto e su quanto si deve fare in vista del prossimo IGF in India. Ha messo in evidenza il successo dell'incontro di Rio, che ha visto più di 1300 partecipanti provenienti da 109 paesi diversi. Innovativo l'aspetto di aver direttamente connesso i workshop e gli open e best practice forums con le sessioni plenarie. Ha chiesto di prendere in considerazione sistemi di finanziamento che consentano la partecipazione all'IGF degli stakeholder provenienti dai paesi in via i sviluppo.
  • Bernard de la Chapelle (Ministero degli Esteri, Francia) ha trovato molto positivo il cambiamento dell'approccio tra le parti contrastanti, con un atteggiamento rivolto all’individuazione dei problemi e non alla polemica. Ha detto che è rimasto colpito dalla proliferazione di workshop sui diritti in Rete e dalla formalizzazione di differenti generi di diritti in rete, come per esempio quelli relativi all'infrastruttura.
  • Sull'aspetto procedurale dell'IGF ha affermato che la possibilità di collegare i workshop con le sessioni plenarie, in modo che le plenarie diventino di supporto ai workshop, potrebbe costituire una soluzione da provare.
  • Ha messo in evidenza il successo dei workshop, in quanto realizzati nell'ambito di una collaborazione informale tra gli stakeholder. È necessaria la diminuzione del numero di workshop, in modo da avere più tempo per le interazioni informali. Ha concluso il suo discorso domandando in che modo si può andare avanti, evitando il pericolo sia di un'eccessiva informalità sia di una struttura troppo rigida sin dall'inizio.
  • Fatima Seye Sylla (Bokk Jang, ONG Senegal) considerando l'accesso come aspetto vitale per l'Africa, ha richiesto che si inizi ad intraprendere azioni concrete, ed ha elencato una serie di interventi che si potrebbero realizzare nei prossimi 5 anni, con risorse che l'Africa stessa può fornire:
    • 1. Sviluppare la infrastruttura backbone, con l'interconnessione di tutte la capitali africane entro il 2012, e di tutti i villaggi entro il 2015.
    • 2. Costruzione di competenze per la produzione di contenuti locali.
    • 3. Politiche regolatorie a livello regionale e locale.
    • 4. Partnership pubblico/privato di partecipazione africana.
    • 5. Sostenere il Digital Solidarity Fund.
  • Alla conclusione del suo discorso ha spiegato che è solo una questione di volontà e determinazione politico-legislativa degli stati africani. Juan Carlos Solines (avvocato, Brasile) ha affermato che si sono fatti passi avanti con questo IGF, in cui si è avuto un sensibile miglioramento del modo di confrontarsi fra stakeholder, una maggiore civiltà nello scambio di idee ed una partecipazione più distribuita, che ha compreso giovani, attivisti e ricercatori.
  • Ha affermato che l'IGF è un processo senza precedenti e corrisponde ad una realtà potenzialmente rivoluzionaria, che è unica e meravigliosa, ma che tuttavia la strada da fare è ancora lunga perché i fatti dimostrano come la diffusione delle telecomunicazioni non si sia ancora estesa in tutto il mondo.
  • Quello che abbiamo è ancora lontano dall’essere una società dell’informazione inclusiva e democratica. I principi di Internet e l'aspetto multi-stakeholder contenuti nella Dichiarazione di Principi di Ginevra non costituiscono un obbiettivo raggiunto, ma una filosofia di vita ancora da implementare. La vera sfida è di comprendere quali siano i benefici che le persone vogliono trarre dalle tecnologie e comprendere le loro difficoltà nell’utilizzarle.
  • Juan Carlos ha inoltre proposto di affermare ulteriori principi come la pluralità e la meritocrazia. Necessario anche bilanciare le voci e dare pari opportunità agli Africani. Ha concluso il suo discorso domandando quali sono i valori comuni che vogliamo avere in un mondo globalizzato e di che genere di dichiarazione universale dei diritti stiamo parlando. Jeanette Hofmann (Social Science Research Center Berlin ) propone un insieme di interventi per migliorare il Forum:
    • - Il bilanciamento dei sessi nella partecipazione al forum; - Promuovere la diversità degli stakeholder e delle opinioni;
    • - Libertà nel discutere l'aspetto strutturale delle riunioni, come una questione da non dare per scontata in quanto, come la storia insegna, maggiore è il tempo di vita di un processo, tanto più è più difficile cambiarlo.
  • Arthur Reilly (CISCO - Strategic Technology Policy) ha messo in rilevanza il carattere imperativo, aperto, trasparente, multi-stakeholder e democratico dell'IGF, aspetti che caratterizzano comunque la rete Internet. Colin Oliver (Direttore Generale dell’International Branch of the Department of Communications, Information Technology and the Arts del governo, Australia) ha sollecitato ad incoraggiare la partecipazione anche del settore privato e dei consumatori ed ha concluso il suo discorso affermando che, nell'ambito dell'IGF, dobbiamo cogliere l'opportunità di creare nuove forme di collaborazione.
  • Il Professor Pedro Veiga (governo del Portogallo, Presidenza in carica della Unione Europea) ha affermato che l'Unione Europea con i suoi 27 membri ha dimostrato un forte impegno nel diffondere la Società dell'Informazione nel mondo con specifici programmi e che l'Unione fornisce sostegno concreto all'Internet Governance Forum.
  • Vint Cerf (uno dei padri fondatori di Internet, oggi Chief Internet Evangelist di Google, USA) ha detto che l'IGF è un meccanismo sorprendentemente utile e che dal punto di vista di ICANN è stato di grande aiuto. Ha messo in rilevanza che, al contrario del meccanismo di ICANN in cui devono essere prese delle decisioni, l'aspetto informale dello IGF, che non impone negoziazioni, aggiunge valore a questo processo.
  • Non ha importanza che tutti condividano le stesse opinioni; quello che per Vint Cerf è importante è la diversità e vastità delle opinioni, le quali sono utilissime nell'ambito dei processi decisionali di altre organizzazioni, quali ICANN e non solo.
  • Alun Michael (rappresentante del parlamento, UK) ha annunciato che l'Inghilterra sta avviando l'IGF UK e creando partnership contro il cybercrimine. Nominet - il registro dei nomi a dominio .UK - ha coinvolto in questo processo locale l'industria e i parlamentari, per cui ha auspicato un maggior coinvolgimento dell'industria, delle organizzazioni non governative e dei parlamentari, per il prossimo IGF.
  • Everton Lucero (Governo del Brasile) ha detto che è chiaro che l'IGF costituisce la frontiera del multilateralismo nell'ambito delle Nazioni Unite, potrebbe costituire un precedente e contribuire alla revisione di altre istanze delle Nazioni Unite nel processo di definizione di nuove regole. Ha criticato l’impostazione organizzativa del Forum e suggerito alcune modifiche; in particolare, lamenta il fatto che l'Advisory Group del Forum non segue regole prestabilite, per esempio non sono chiare le regole relative alla partecipazione, come non esiste trasparenza nei procedimenti. Un altro aspetto, che Everton Lucero considera sia importante da definire, riguarda il finanziamento all'Advisory Group, che deve essere libero da ogni potenziale interesse dei donatori.
  • Margaret Moran (membro del parlamento UK) ha messo in evidenza l'importanza dell'opinione degli utenti, che non hanno lo spazio necessario in forum come questi, per cui ha proposto la realizzazione di meccanismi che garantiscano la partecipazione di tutti, fatto che avrà come conseguenza una maggiore trasparenza, responsabilità e dei risultati concreti.
  • Nitin Desai, concludendo la sessione, ha detto che non abbiano ancora coinvolto sufficientemente gli utenti della rete, e che dobbiamo lavorare di più per catturare i loro interessi. Ha condiviso che debba essere rivisti i collegamenti tra le varie sessioni ed ha affermato l'importanza dell'impegno diretto dei gruppi di lavoro.
  • Il 26 febbraio 2008 si è svolta a Ginevra la prima riunione preparatoria del prossimo meeting che si terrà a Hyderabad, India dal 3 al 6 dicembre 2008. Informazioni sulla riunione sono disponibili sul sito http://www.intgovforum.org/.

SESSIONE PLENARIA: EMERGING ISSUES

Presidente Augusto Gadelha Vieira Coordinator Brazilian Internet Steering Committee Moderatore Nik Gowing Main Presenter BBC World

  • Questa sessione, ricchissima di contenuti, ha interessato le questioni emergenti della rete Internet, molte delle quali già discusse durante le sessioni precedenti ed affrontate nei workshop.
  • Molte le tematiche proposte:
    • - I diritti umani
    • - La necessità di principi condivisi globalmente;
    • - Accesso ed utilizzo dello spettro radio per le soluzioni wireless broadband;
    • - IXP locali e regionali;
    • - Il protocollo IPv6;
    • - La creazione di competenze;
    • - La sicurezza in Rete e la costruzione del Trust;
    • - La protezione dei minorenni in rete;
    • - La creazione di contenuti locali e comunità locali;
    • - Leggi che favoriscono la domanda;
    • - L'utilizzo dell'ICT per indirizzare questioni dell'energia, dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile.
    • - L'evoluzione dell'approccio alla rete Internet;
    • - La necessità di coinvolgere i giovani nell'IGF;
    • - Facilitare la crescita di piccole e medie imprese che includono donne e giovani provenienti dai paesi in via di sviluppo, da aree rurali e mercati emergenti;
    • - Gli Internet Service Provider;
    • - L'Internet mobile;
    • - La governance interna dei siti sociali;
    • - La formazione dei giovani sui media e sul reperimento dell'informazione, piuttosto che sull'uso delle tecnologie.
    • - La nuova catena del valore nei rapporti tra chi ne trae profitto e chi utilizza i servizi;
    • - Il ruolo dei governi nel promuovere il dialogo;
    • - La crescente differenziazione tra intrattenimento e cultura;
    • - La cancellazione dei documenti obsoleti presenti on line;
    • - La affidabilità della rete,
    • l’Openness e la libertà di espressione in Rete per i paesi in via di sviluppo;
    • - I principi delle modalità operative degli organismi di standardizzazione.
  • Robert Pepper (ICC/BASIS) ha messo in evidenza che per estendere i benefici della Società dell'Informazione a tutti, non sono solo necessari lo sviluppo e gli investimenti, ma anche creare le condizioni perché tutti possano usare le tecnologie.
  • Pepper ha cercato di semplificare, ragionando secondo i termini di offerta e domanda, ed ha segnalato che i contenuti discussi al Forum riguardano per lo più la parte dell'offerta e molto meno il lato della domanda.
  • Dalla parte dell'offerta Pepper ritiene che, per allargare l'accesso, sia necessaria l'estensione dello spettro radio e degli IXP locali e regionali. Dalla parte della domanda, la prima tematica proposta è la costruzione di competenze, non solo per la conoscenza dell'utilizzo delle tecnologie, ma anche per la formazione di utenti, individui, genitori, insegnanti e delle Piccole e Medie Imprese, in modo che si sentano aiutati nell'uso delle tecnologie.
  • Vittorio Bertola (ISOC ITALIA) ha riflettuto sulla necessità di principi condivisi globalmente per operare secondo un'ottica fondata sui diritti umani, sostenendo che si devono trovare accordi che chiariscano cosa le aziende possono fare o non fare, e questo anche a loro beneficio.
  • Ha proposto come tematica emergente i diritti umani e la libertà di espressione, i quali non sono concepiti ugualmente nel mondo.
  • Andrew Keen, autore del libro “The Cult of the Amateur: How Today's Internet is Killing Our Culture” ha voluto parlare in modo critico del futuro di Internet, riferendosi al web 2.0 non dal punto di vista tecnologico, ma socio-culturale, politico ed economico. Secondo Keen vi è un pericolo per il futuro della rete: mentre molti sostengono di lavorare ad un processo di democratizzazione, al contrario, il web 2.0 ed Internet porteranno ad una diminuzione della democrazia, dell’equità, della cultura, dell’economia, della politica e del egualitarismo geografico.
  • Non esiste un ecosistema emergente che premia classi culturali digitali, mentre dal punto di vista economico risulta evidente che i profitti del web 2.0 si concentrano in poche aziende, le classi creative non verranno remunerate da questa rivoluzione culturale.
  • Dal punto di vista politico Keen sostiene che l'avvento di Internet non ha portato ad una maggiore democrazia, ma alla trivializzazione del processo politico e all'emergere di una nuova oligarchia di attivisti on line, per cui la rivoluzione del web 2.0 sta portando ad una minore globalizzazione ed ad un maggior localismo e controllo da parte di un piccolo centro geografico. Infine ha specificato che i siti di social networking non sono dei servizi pubblici, ma esistono solo per il profitto. Per quello che riguarda i giovani ha avvertito che non dobbiamo essere sedotti da loro per le risposte che possono dare su Internet.
  • È necessario insegnare ai giovani non come usare le tecnologie, ma come utilizzare i media. Un’altra questione che Keen ha sollevato è stata relativa all'anonimità in Rete la quale, secondo lui, sta rovinando il dialogo reale; ha anche sostenuto che per le comunità non ci sono reali possibilità di collaborazione on line.
  • Le tre C (Conversazione – Collaborazione – Comunità) nel web 2.0 non ci sono, c’è solo una C quella della “Corrosività”, intesa come capacità di provocazione.
  • Vittorio Bertola risponde affermando la necessità di stabilire principi condivisi che consentano maggiore democrazia, responsabilità, trasparenza fra chi gestisce questi servizi ed i fornitori di contenuti. Propone di pensare alla tematica della nuova catena di valore nei rapporti tra chi trae profitto in Rete e chi usufruisce soltanto dei servizi.
  • Il parere di Keen sull'anonimato ha suscitato l'intervento contrario di diversi partecipanti. Fred Baker (Internet Society, IETF) ha affermato che l'anonimità è utile e può proteggere, in certe situazioni, le persone. Vint Cerf ha sostenuto che la questione dell'anonimità è critica e che comunque la Rete supporta un alto livello di autenticazione; per Vint ognuno può essere libero di scegliere l'ambiente che preferisce e che tutte e due le possibilità possono coesistere.
  • Anche Jean-Jacques Subrenat (Ecole nationale d'administration in Strasbourg e membro del Board di ICANN) ha sostenuto che l'aspetto dell'anonimità in Rete deve appartenere alla libera scelta dell'individuo, e che le tecnologie devono essere in grado di consentirla.
  • Alla obiezione di Kenn sull'assenza di vere comunità on line, Demi Getschko (Brazilian Internet Steering Committee) ha replicato mettendo in evidenza l'esistenza della comunità del software libero. Malcolm Harbour (Parlamento Europeo) ha obbiettato sul parere di Keen inerente la diminuzione di democrazia, sostenendo che il web 2.0 può contribuire al processo democratico. Nii Quaynor (Network Computer Systems) ha proposto alcune tematiche emergenti dalla prospettiva del continente Africano ed ha affermato che l'accesso ed il “time to service” sono di primaria importanza, mentre aspetti come il rendimento, larghezza di banda ed altri possono essere curati in un secondo tempo.
  • Anche le nuove reti IPv6 costituiranno una grande opportunità d'innovazione dal punto di vista tecnologico. Dal punto di vista istituzionale Quaynor ha sostenuto che iniziative come AfriNIC, AfNOG e le reti di ricerca e formazione devono essere rafforzate e considerate tematiche emergenti. Dal punto di vista dei costi della connettività, a prescindere dagli IXP, ha evidenziato l'urgenza di veicolare il traffico regionale per via terrestre nel continente africano. Bernard de la Chapelle (Ministero degli Esteri, Francia), considerando la crescita del social networking, ha avvertito che il problema non riguarda tanto la privacy, bensì l'intimità, per cui si dovrebbe studiare l'aspetto della governance interna dei siti sociali.
  • Vint Cerf ha proposto di promuovere il networking regionale per raggiungere una piena connettività su IPv6. Per Zahid Zamil (Domain Name Resolution Center, Pakistan) le tematiche emergenti sono l’affidabilità della rete, l’Openness e la libertà di espressione in Rete per i paesi in via di sviluppo.
  • Stefano Trumpy (ISOC ITALIA) ha proposto come tematica emergente i diritti in Rete ed ha ricordato il lavoro della Coalizione Dinamica “Internet Bill of Rights”, avviata dal governo italiano e supportata dal governo brasiliano, a partire dall'IGF di Atene. Ha fatto notare che il tema dei diritti in Rete è stato un filone comune del Forum, se ne è parlato nelle sessioni e in diverse coalizioni; pertanto Trumpy auspica la creazione di una Coalizione di Coalizioni Dinamiche sull'”Internet Bill of Rights”. Ha concluso il suo discorso evidenziando l'importanza del modello delle Coalizioni multi-stakeholder, che sta avendo un buon successo, aggregando organizzazioni non governative ed altre del settore pubblico.
  • Vint Cerf ha aggiunto, al tema dell'Internet Bill of Rights, ricordato da Trumpy, il concetto di responsabilità nell'utilizzo di Internet e la necessità che questo concetto venga accettato globalmente. Mentre aspettiamo i tempi necessari per scrivere una regolamentazione della rete, che potrebbero essere molto lunghi, per Vint è indispensabile stabilire da subito le responsabilità tramite la realizzazione di accordi, distinguendo le pratiche locali da quelle che vogliamo siano globali: operiamo in un territorio alquanto complesso come quello che riguarda procedure e normative della navigazione nei mari Andrew Keen ha condiviso il parere di Cerf sui diritti e responsabilità ed auspicato che questi non siano stabiliti da modelli artificiali, ma da esseri umani.
  • Robert Pepper (ICC/BASIS) ha proposto di trovare quelle vie di rafforzamento delle partnership pubblico/privato che consentono di fornire il servizio a chi non ne usufruisce.
  • Robert Kahn (uno dei padri fondatori di Internet, oggi Presidente della Corporation for National Research Initiatives, Virginia USA) innanzitutto ha citato l'importanza della ricerca e sviluppo dell'evoluzione della rete, ma ha voluto riflettere su come le nuove tecnologie e gli sviluppi della ricerca possano modificare l’Internet che oggi conosciamo.
  • Kahn Propone di:
    • - Coinvolgere tutte le parti interessate sia per sviluppare e preservare l'architettura aperta e l’interoperabilità di Internet, sia per rinforzare l'approccio multi-stakeholder che si sta confermando con successo;
    • - Accogliere la diversità linguistica ed altre forme di diversità culturale;
    • - Creare nuove funzionalità e potenzialità, in modo olistico, in grado di apportare benefici in tutto il mondo;
    • - Sviluppare il processo degli Standard;
    • - Incentivare la creatività ed innovazione non solo nelle tecnologie, ma anche nel processo sociale.
  • Robert Kahn è convinto – come ha già espresso nella sessione delle Critical Resources - che il DNS avrà un tempo di vita molto breve in quanto potrebbe essere sostituito da altri sistemi come per esempio lo Handle System descritto da HANDLE.NET
  • Per Vint Cerf la pratica degli standards non è il modo migliore per portare innovazione, in quanto i risultati creativi non sempre vengono standardizzati. Gli organismi di standardizzazione non sono necessariamente creativi.
  • A conclusione dei lavori Markus Kummer, Coordinatore esecutivo del Segretariato ONU per l'IGF, condividendo le difficoltà del processo di regolare un media globale come Internet in una società che non è ancora globale, ha affermato che abbiamo molto da lavorare e l'Internet Bill of Rights potrebbe cominciare a costituire una soluzione.
  • Per Kummer «la legge del Mare ha richiesto circa 20 anni per negoziare il trattato. In Internet abbiamo bisogno di qualcosa di più urgente. Forse l'iniziativa dell'Internet Bill of Rights ci porterà più avanti».
  • L’IGF è "modesto nei suoi mezzi, ma non nelle sue aspirazioni"; così lo ha definito Ban Ki-Moon, Segretario Generale dell'ONU, nel suo discorso di saluto alla chiusura dei lavori del Forum.

WORKSHOP TEMATICI DI RIO

  • Complessivamente si sono svolte più di 100 iniziative in tre giorni di lavoro, che consacrano l'IGF come un evento unico, paragonabile ai tanti lati luminosi di un diamante di conoscenza, partecipazione e dialogo. Una delle caratteristiche dell'IGF di Rio sono stati i numerosi eventi [54] tematici (workshop, forum ed open forum) realizzati in parallelo alle sessioni plenarie ed in diretto collegamento con queste.
  • Le Nazioni Unite, UNESCO, OECD, il Parlamento Europeo, il Consiglio d'Europa, ISOC, ICANN, ITU hanno organizzato propri eventi specifici. In particolare, il Parlamento Europeo ha organizzato un incontro con i membri della società civile. Importante anche la riunione dei parlamentari nell'ambito dell'IGF di Rio. Caratteristica l'iniziativa regionale diretta alla comunità di lingua portoghese e le iniziative specifiche a favore dei paesi in via di sviluppo ed, in particolare, a favore dell'Africa. Il Regno Unito ha realizzato un best practice forum sui risultati raggiunti dall'IGF e sullo sviluppo e benefici economici derivanti dall'auto regolamentazione, come caso di studio. Tutte le Coalizioni Dinamiche hanno organizzato un proprio evento.
  • Nel complesso si sono affrontati diversi temi, che elenchiamo per dare evidenza alla vastità e ampiezza delle discussioni in corso:
    • - i diritti umani,
    • - l'accesso e i relativi costi,
    • - la neutralità della rete,
    • - le libertà di accesso e la libertà di espressione,
    • - il valore pubblico di Internet,
    • - le politiche pubbliche in Internet,
    • - la collaborazione internazionale,
    • - Lo sviluppo del modello multi-stakholder,
    • - la creazione di competenze,
    • - la privacy,
    • - il multilinguismo e la diversità linguistica,
    • - l’accessibilità,
    • - le eccezioni e limitazioni del copyright,
    • - la regolamentazione dei contenuti,
    • - specifiche tematiche tecnologiche: gli IDN, l'IPv6, il DNSSec, gli IXP, i Root servers, il DNS e gli Open Standards.
  • Diversi workshop sono stati dedicati alla sicurezza e privacy e molti altri hanno trattato in modo specifico la protezione dei minorenni on line.
  • Tra gli eventi anche la presentazione del libro: “Internet Governance and Sustainable Development: Towards a Common Agenda” (disponibile sul sito http://www.iisd.org/).

LA COALIZIONE DINAMICA “INTERNET BILL OF RIGHTS”

  • Molti dei workshop dell’IGF sono stati promossi dalle Coalizioni Dinamiche, le quali svolgono il ruolo fondamentale di assicurare che ci sia un solido e continuo lavoro tra successive conferenze dell'IGF; una rilevante percentuale delle Coalizioni Dinamiche tratta temi che riguardano i diritti in Internet.
  • «Sin da Atene - come ricorda all’apertura del Forum di Rio il sottosegretario alle Comunicazioni Vimercati - l’Italia ha manifestato la convinzione che si debba arrivare in modo condiviso e plurale ad un set di principi da porre a fondamento dello sviluppo democratico ed inclusivo della Rete .... che, a nostro avviso, devono assumere la forma di un “Internet Bill of Rights”. Stiamo insomma assistendo oggi alla nascita di una nuova generazione di diritti che afferiscono alla “cittadinanza digitale globale” e che rappresentano un’estensione, con specifiche declinazioni, dei diritti umani fondamentali. Proprio per questo è necessario un Internet Bill of Rigths, una definizione concertata e multi-stakeholder di questi diritti; regole certe che tutelino la libertà e l’accesso della Rete, insieme a forme di autoregolamentazione che riguardino i suoi contenuti, in modo da garantire i diritti degli individui e dei gruppi, in particolare quelli più vulnerabili».
  • L’Italia partecipa a più livelli alla Coalizione Dinamica "Internet Bill of Rights" [55]. La coalizione è nata durante il primo IGF di Atene nel 2006, ed ha già raggiunto importanti risultati nella discussione sul percorso più opportuno da seguire per la definizione del Bill of Rights. La partecipazione non manca e, grazie al primo insieme di attori [56] che l’hanno promossa, l’iniziativa sta sviluppando un concreto interesse intorno a sé.
  • Al momento sono in esame gli strumenti e le forme appropriate per definire ed implementare diritti e doveri in Internet. Non è intenzione della Coalizione mettere in discussione i diritti finora sanciti, ma lavorare su di essi per meglio applicarli nell'ambiente di Internet. La proposta è di concepire il Bill of Rights come un “set” di documenti differenti e come un processo in continua evoluzione, in piena collaborazione con tutte le altre iniziative nate durante l'IGF, che trattano lo stesso tema.
  • I temi che verranno affrontati nello sviluppo dei lavori sono, tra gli altri:
    • - la privacy,
    • - la protezione dei dati personali,
    • - la libertà di espressione,
    • - l’accesso universale, - la neutralità della rete,
    • - l’interoperabilità,
    • - la raggiungibilità globale di tutti i nodi della rete, - etc.
  • La Coalizione Dinamica "Internet Bill of Rights" ha organizzato a Rio un workshop coordinato da Stefano Rodotà dal titolo "The Internet Bill of Rigths", per tenere un confronto a livello internazionale sulla necessità di una definizione pubblica dei diritti degli internauti col fine di salvaguardare la libertà degli utenti di Internet.
  • Il Workshop ha avuto un grande successo sia per la numerosa partecipazione da parte degli interessati sia per i risultati raggiunti.
  • All’incontro - che è stato presieduto da Vittorio Bertola (ISOC ITALIA) - hanno contribuito con un loro intervento: Gilberto Gil (Ministro della Cultura del Brasile), Stefano Rodotà (Università di Roma), Catherine Trautmann (Membro del Parlamento Europeo, Francia), Robin Gross (IP Justice, USA) e Carlos Affonso Pereira De Souza, (Fundação Getulio Vargas, Brasile).
  • Un resoconto dettagliato del workshop, redatto da Vittorio Bertola, è riportato in appendice, fra i documenti allegati a questo Quaderno.
  • I lavori del workshop sono iniziati con il discorso di Stefano Rodotà, paladino dell'affermazione dei diritti in rete, il quale ha riassunto la posizione della Coalizione ed i risultati raggiunti, così come è emerso dal primo anno di lavori.
  • Considerando l'incremento delle violazioni in Rete e la necessità di agire, Rodotà ha affermato che la domanda non è se abbiamo bisogno di un Internet Bill of Rights, ma come possiamo fare per averlo, e che l'approccio deve essere fondato sui fatti e non vincolato dal punto di vista ideologico o politico.
  • Abbiamo bisogno di concepire la Carta dei Diritti come un insieme di documenti e la Coalizione come un “tetto comune” per cooperare con altre coalizioni e altri progetti. Non c’è bisogno di ridiscutere le dichiarazioni di diritti già esistenti, ma partire da queste per specificare meglio come i diritti esistenti si applichino nel contesto di Internet.
  • «La natura pubblica e aperta di Internet – ha affermato Rodotà - deve essere preservata con strumenti appropriati e l’Internet Bill of Rights può fornire un modello culturale».
  • Il Ministro Gilberto Gil ha elogiato l’iniziativa del Bill of Rights, ritenendola fondamentale per difendere i diritti degli utenti di Internet e la ricchezza della diversità culturale mondiale; ha suggerito di scrivere una “Lettera da Rio” per richiamare attenzione e supporto a questo progetto.
  • Quattro i passi individuati per il prossimo futuro:
    • 1. La mappa della Coalizione Dinamica;
    • 2. Un inventario di tutti i documenti che trattano i diritti in Internet;
    • 3. La creazione di una piattaforma per facilitare il dialogo;
    • 4. Una prima selezione dei contenuti da discutere on line o nell'ambito di un evento internazionale.
  • Un risultato importante è stato raggiunto a Rio con l'adozione di un documento congiunto [57] firmato dal governo del Brasile, attraverso il ministro della cultura Gilberto Gil e dal governo Italiano, attraverso il Sottosegretario per le Comunicazioni Luigi Vimercati, i quali si sono impegnati a promuovere a livello governativo la tematica dei diritti in Internet.
  • Fiorello Cortiana, membro della delegazione italiana, in chiusura del workshop ha commentato: «Insieme alla modalità aperta ed inclusiva di partecipazione in tutti i workshop è emersa, come forte elemento comune, la questione dei diritti umani, dal diritto all'espressione libera, a quello dell'accesso per la condivisione della conoscenza. Proprio Vint Cerf, uno dei padri di Internet, ha affermato la necessità di arrivare ad un accordo sui diritti e le responsabilità in Rete, proponendo una matrice simile a quella che ha portato alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla Legge del Mare».


NOTE

21 http://www.quadernionline.it/igf_2007/indice.html, vedi A. A. Martino: “Aspetti Giuridici di Internet” - ottobre 2007, Quaderni dell'Internet Italiano – Collana Diritti in Rete.

22 Nella prima frase del World Summit on Information Society (2003) il Segretario Generale delle Nazioni Unite chiese di attivare il Working Group on Internet Governance (WGIG) per definire i temi collegati alla Internet Governance e preparare un rapporto. Il WGIG Report è stato publicato nel 2005 ed è disponibile sul sito http://www.wgig.org anche in lingua italiana.

23 Dal sito della Banca Mondiale (http://info.worldbank.org/governance/wgi2007/) «Governance consists of the traditions and institutions by which authority in a country is exercised. This includes the process by which governments are selected, monitored and replaced; the capacity of the government to effectively formulate and implement sound policies; and the respect of citizens and the state for the institutions that govern economic and social interactions among them».

24 Report Our Global Neighbourhood, The Commission on Global Governance (1995) Oxford University Press. La Commissione fu attivata nel 1992 con il pieno supporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite Boutros Boutros-Ghali. Vedi http://www.gdrc.org/u-gov/globalneighbourhood/ chap2.htm

25 dalla trascrizione dell’intervento di Vint Cerf al workshop on Internet Governance Forum, tenutosi in occasione del del 29o International Public ICANN Meeting di San Juan, Puerto Rico, 28 giugno 2007: «Vorrei incominciare suggerendo un termine che potrebbe definire Internet e la sua infrastruttura sotto una prospettiva differente. Utilizzerò il termine “ECOSISTEMA”. Vorrei suggerire a voi che Internet è realmente una specie di economia ed ecologia, composta da un numero straordinario di parti differenti. Se pensiamo a Internet solo come una infrastruttura fisica di telecomunicazioni (i router, le aziende che offrono i servizi di rete) stiamo limitando la consapevolezza di quello che fa funzionare la rete. Ovviamente, le altre parti del sistema (i nodi, i web server, gli applicativi e-mail, le aziende che offrono tali servizi) fanno parte dell'ecosistema. Il sistema dei nomi di dominio e i vari suoi componenti, inclusi i root servers e tutti gli altri che girano su livelli diversi nel DNS, sono parte di questo ecosistema. Ma vorrei prescindere dalle risorse fisiche di Internet, in quanto tale ecosistema è molto più vasto di questo. Potete includere anche gli aspetti legali e regolatori, secondo i quali opera Internet».

26 Vedi http://www.itu.int/wsis/docs2/tunis/off/6rev1.html

27 Quattro libertà sanciscono questi principi: la libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo; la libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità; la libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo; la libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio. http://www.italy.fsfeurope.org/documents/freesoftware.it .html

28 http://giganet.syr.edu/

29 Vedi il sito del GAC a http://gac.icann.org/

30 World Intellectual Property Organization si occupa dal 1970 dei problemi della proprietà intellettuale nel mondo, assicurando la cooperazione amministrativa tra le organizzazioni già presenti nel settore, partecipando ad accordi, fornendo assistenza tecnica e legale agli stati, etc.. È una organizzazione internazionale che opera come agenzia speciale delle Nazioni Unite, deputata all'amministrazione dei trattati internazionali in materia di proprietà intellettuale e ad assistere i governi, le organizzazioni ed il settore privato nell'affrontare le problematiche legate alla Proprietà Intellettuale. Tuttavia WIPO non si è avocata direttamente il potere di comporre le dispute che si presentano nell'ambito di questi trattati. Ciò nonostante il "WIPO Arbitration and Mediation Center" è diventato il più grande ed accreditato centro per la risoluzione delle dispute "Dispute Resolution Service Provider - DRSP" su scala mondiale e risolve anche le dispute sui nomi a dominio secondo le regole fissate da ICANN (vedi http://www.wipo.org).

31 Vedi New gTLD Program: http://www.icann.org/topics/new-gtld-program.htm

32 Generic Names Supporting Organizationdi ICANN http://gnso.icann.org/

33 Country Code Names Supporting Organisation di ICANN http://ccnso.icann.org/

34 Number Resources Organization (http://www.nro.org) Creata dai "RIRs - Regional Internet Registries" per formalizzare i loro sforzi cooperativi, NRO è nata per gestire l'insieme delle risorse IP non ancora assegnate del "Number Resource pool", per promuovere il processo bottom-up dello sviluppo delle policy e per fungere da punto di raccolta per i suggerimenti della comunità Internet, all'interno del sistema dei RIRs. NRO opera anche come Address Supporting Organization di ICANN.

35 Internet Assigned Numbers Authority (http://www.iana.org) è l'autorità originariamente responsabile della supervisione sull'assegnazione degli indirizzi IP, del coordinamento dell'assegnazione dei parametri di protocollo previsti dagli standard tecnici di Internet, dell'amministrazione del DNS, ivi compresa la delegazione dei domini di primo livello, ed anche la supervisione sul sistema dei "root name server". Sotto il controllo di ICANN, lo IANA continua a distribuire gli indirizzi ai RIR, coordinarsi con IETF ed altri per assegnare i parametri di protocollo e sorvegliare sull'operatività del DNS.

36 Leggi i commenti di M.L. Mueller sulla revisione a medio termine del JPA: http://www.ntia.doc.gov/ntiahome/domainname/jpacom ments2007/jpacomment_026.pdf

37 Internet Governance Project (IGP) è un consorzio interdisciplinare di accademici con esperienze teoriche e pratiche di politica internazionale, di politica di Internet e di tecnologie della comunicazione e delle informazioni. L'IGP sta conducendo alcune ricerche e pubblicando le relative analisi sull'Internet Governance. Parte del lavoro è volto a contribuire al processo dello IGF, al gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sull'Internet Governance ed a tutti i relativi dibattiti a livello internazionale, regionale e nazionale. (http://www.igp.org)

38 ITU http://www.itu.int/ è un’organizzazione internazionale all’interno dello United Nations System in seno alla quale i settori pubblico e privato collaborano per lo sviluppo delle telecomunicazioni. Fondata nel 1985 è la più vecchia agenzia delle Nazioni Unite nel settore delle telecomunicazioni. Da tempo lo ITU si occupa anche dei problemi relativi ad Internet ed in particolare alla convergenza dei media. ITU partecipa alle attività di standardizzazione e si coordina anche con IETF. In certi campi vi è sovrapposizione di competenze tra ITU ed ICANN; ITU rappresenta un’organizzazione intergovernativa mentre ICANN è un’organizzazione privata gestita con criteri internazionali. I riferimenti delle attività di ITU relative alla gestione di Internet si trovano all’indirizzo: http://www.itu.int/osg/spu/intgov/

39 Internet Exchange Point: Consentono l'interscambio di traffico locale senza che sia necessario accedere ad un backbone internazionale. Gli IXP non sono esclusivamente di interesse per i paesi in via di sviluppo, in Europa esistono già alcuni IXP. Fra gli IXP in Italia opera il MIX (Milan Internet eXchange http://www.mix-it.net), che consente notevoli risparmi economici agli ISP collegati.

40 Il documento dal titolo BUILDING A FREE AND SAFE INTERNET (approvato a Strasburgo il 10 Augusto 2007) è anche disponibile sul sito dell’IGF (http://www.intgovforum.org/)

41 Promozione dell’amministrazione elettronica e della società dell’informazione e della conoscenza nel sistema regionale. Disciplina della “Rete telematica regionale toscana”.

42 “Banda larga nelle aree rurali della Toscana”: http://www.e.toscana.it/bandalarga/

43 Aiuto di Stato n° N 264/2006 – Italia. Banda larga nelle aree rurali della Toscana: http://ec.europa.eu/community_law/state_aids/comp- 2006/n264-06.pdf

44 http://unesdoc.unesco.org/images/0012/001271/127160m.pdf

45 http://www.relpe.org

46 http://www.ubuntu.com

47 Iniziativa del governo Brasiliano sulla interoperabilità e standards, creata dal Ministro dell’Innovazione.

48 Science Commons è un progetto di Creative Commons che ha il compito di incoraggiare l'innovazione scientifica, facilitando agli scienziati, alle università e alle industrie, l'uso di letteratura, dati e altri oggetti di proprietà intellettuale e la condivisione della loro conoscenza con gli altri. Science Commons si vale della vigente legislazione sul copyright e sui brevetti per promuovere strumenti giuridici e tecnici volti a eliminare le barriere alla condivisione. Vedi la sessione dedicata al progetto al sito www.creativecommons.it

49 Le licenze Creative Commons offrono diverse articolazioni dei diritti d'autore per artisti, giornalisti, docenti, istituzioni e, in genere, creatori che desiderino condividere in maniera ampia le proprie opere. Vedi il sito www.creativecommons.it

50 We recognize that freedom of expression and the free flow of information, ideas, and knowledge, are essential for the Information Society and beneficial to development.

51 [46] We call upon all stakeholders to ensure respect for privacy and the protection of personal information and data, whether via adoption of legislation, the implementation of collaborative frameworks, best practices and self-regulatory and technological measures by business and users. We encourage all stakeholders, in particular governments, to reaffirm the right of individuals to access information according to the Geneva Declaration of Principles and other mutually agreed relevant international instruments, and to coordinate internationally as appropriate. [90] We reaffirm our commitment to providing equitable access to information and knowledge for all, recognizing the role of ICTs for economic growth and development. We are committed to working towards achieving the indicative targets, set out in the Geneva Plan of Action, that serve as global references for improving connectivity and universal, ubiquitous, equitable, non-discriminatory and affordable access to, and use of, ICTs, considering different national circumstances, to be achieved by 2015, and to using ICTs, as a tool to achieve the internationally agreed development goals and objectives, including the Millennium Development Goals, [...]

52 Convenzione internazionale del 25 giugno 1998, sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, sottoscritta ad Aarhus il 25 giugno 1998. Poi ratificata con Legge del 16 marzo 2001, n. 108 (Suppl. alla G.U. n.85 dell’11 aprile 2001).

53 a http://www.quadernionline.it/spam_2004/indice.html vedi il Quaderno edito da ISOC Italia: La rete contro lo spam.

54 Le registrazioni audio in lingua originale sono disponibili on line: http://www.igfbrazil2007.br/audio-archive.htm

55 http://internet-bill-of-rights.org/

56 Società Internet - ISOC Italia, Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella P.A. italiano, Ministero della Cultura Brasiliano, IP Justice, Centre for Technology and Society, Fundação Getulio Vargas, Brasile, Free Software Foundation Europe, Committee for a Democratic United Nations, Germania, Institute of International Law, Università di Graz, Austria, Net Dialogue Project (Università di Harvard e Stanford) e Alfa-Redi (Peru).

57 Documento originale: http://www.internet-bill-ofrights. org/file/pdf/Joint%20Declaration%20Brazil- Italy.pdf. Una traduzione in italiano - non ufficiale - è riportata fra i documenti raccolti in questo Quaderno.

IGF Italia 2008
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